L'11 marzo 2020 l'OMS ha dichiarato la pandemia da SARS-CoV-2. Alla data in cui scriviamo si contano 4.201.921 casi a livello globale (dati CSSE, Johns Hopkins University). Il numero effettivo dei casi potrebbe essere maggiore visto che una componente consistente della popolazione non presenta sintomi rilevanti. Il 10-15% delle persone infettate da SARS-CoV-2 presenta, invece, una sintomatologia più grave e necessita del ricovero in un reparto di terapia intensiva. La severità dei sintomi da Covid-19 e, nei casi più gravi, il decesso sembrano essere strettamente associati all'età avanzata e/o alla presenza di comorbidità quali disfunzioni metaboliche, obesità, diabete mellito di tipo 2 e malattie cardiovascolari [1]. L'epidemia, in paesi quali la Cina e l'Italia, ha avuto uno sviluppo particolarmente rapido in regioni ad intensa attività industriale suggerendo una possibile sinergia tra livelli elevati di particolato atmosferico (PM 10 e PM 2,5) ed infezione virale. Questi fattori di rischio che mostrano una prevalenza diversa nei paesi colpiti dall'epidemia condividono l'induzione di uno stato infiammatorio cronico nel paziente o nel soggetto esposto. D'altro canto, l'insorgere di sintomi più severi in Covid-19 (quali ad es. sindrome da distress respiratorio, tromboembolia polmonare e sindrome da insufficienza multiorgano) è associato all'innesco di una forte risposta infiammatoria [2,3].
Risposta infiammatoria e suscettibilità a Covid-19
2020
Abstract
L'11 marzo 2020 l'OMS ha dichiarato la pandemia da SARS-CoV-2. Alla data in cui scriviamo si contano 4.201.921 casi a livello globale (dati CSSE, Johns Hopkins University). Il numero effettivo dei casi potrebbe essere maggiore visto che una componente consistente della popolazione non presenta sintomi rilevanti. Il 10-15% delle persone infettate da SARS-CoV-2 presenta, invece, una sintomatologia più grave e necessita del ricovero in un reparto di terapia intensiva. La severità dei sintomi da Covid-19 e, nei casi più gravi, il decesso sembrano essere strettamente associati all'età avanzata e/o alla presenza di comorbidità quali disfunzioni metaboliche, obesità, diabete mellito di tipo 2 e malattie cardiovascolari [1]. L'epidemia, in paesi quali la Cina e l'Italia, ha avuto uno sviluppo particolarmente rapido in regioni ad intensa attività industriale suggerendo una possibile sinergia tra livelli elevati di particolato atmosferico (PM 10 e PM 2,5) ed infezione virale. Questi fattori di rischio che mostrano una prevalenza diversa nei paesi colpiti dall'epidemia condividono l'induzione di uno stato infiammatorio cronico nel paziente o nel soggetto esposto. D'altro canto, l'insorgere di sintomi più severi in Covid-19 (quali ad es. sindrome da distress respiratorio, tromboembolia polmonare e sindrome da insufficienza multiorgano) è associato all'innesco di una forte risposta infiammatoria [2,3].I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


