La canapa ha avuto un ruolo determinante nella tradizione agricola italiana e campana. In Italia e in Campania la coltivazione e trasformazione industriale della canapa ha impegnato diverse generazioni, influenzandone economia, usi, costumi e tradizioni (Capasso S., 2001). Negli anni 40 del XX secolo, l’Italia con oltre 100.000 ettari coltivati a canapa era il secondo produttore mondiale dopo la Russia. Per la qualità della produzione tessile, invece, era al primo posto nel mondo. La Campania, per superfici investite, era la seconda regione italiana interessata dalla coltivazione. I numerosi opifici, oggi considerati archeologia industriale (De Seta C., Milone G., 1984), testimoniano di un passato in cui la canapa oltre ad essere intensamente coltivata era anche attivamente trasformata in Campania. Dal secondo dopoguerra (1945 – 1953) e fino agli anni “70, dopo alterne vicende economiche, politiche e sindacali, la superficie coltivata a canapa, a livello nazionale e regionale, si ridusse progressivamente, fino a scomparire del tutto. Le ragioni di questo declino sono da ricercare nella gravosità della coltivazione e della lavorazione, nell’avvento delle fibre sintetiche, di nuove fibre vegetali (cotone, juta e altre) più economiche, nonché nell’applicazione della normativa sugli stupefacenti. Normativa che coinvolse la canapa in quanto ad essa è associata la presenza, in percentuale variabile, di Δ9tetraidrocannabinolo (Δ9-THC, comunemente THC). L’adesione italiana alle convenzioni internazionali sulle sostanze stupefacenti impedì, di fatto, la coltivazione della canapa industriale. Un’apertura alla canapicoltura è avvenuta con l’attuazione in Italia della normativa europea che incentiva la coltivazione della 4canapa da fibra con contributi ad ettaro. La promulgazione della legge italiana n. 242 del 2 dicembre 2016, relativa alle “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, ha dato risposta al rinnovato interesse del mondo agricolo, industriale, e più in generale imprenditoriale, verso la canapa e i suoi molteplici impieghi. Nell’alveo della legge nazionale si è inserita, poi, la legge regionale campana n. 5/2017 relativa a:” Interventi per favorire la coltura della canapa e le relative filiere produttive”. Con questa cornice normativa, pur con le limitazioni introdotte da successi atti legislativi di modifica, la multifunzionalità della canapa può rappresentare una grande opportunità per l’agricoltura Campana e Italiana e, in prospettiva, generare una nuova economia e animare diversi comparti produttivi: alimentare, edile, tessile, biocompositi, cosmetico Tuttavia, per un effettivo rilancio della canapicoltura è necessario risolvere criticità che ancora permangono, nonostante il trasferimento al comparto agroindustriale delle risultanze di numerose attività progettuali finanziate a livello regionale, nazionale e internazionale. È necessario definire le agrotecniche in funzione delle destinazioni produttive, selezionare varietà per ambienti e usi specifici, migliorare tutte le fasi del post raccolta, produrre seme certificato di varietà adatte ai nostri areali, applicare tecnologie innovative per migliorare sanità e germinabilità. Parametro, quest’ultimo, molto spesso al di sotto della percentuale minima prevista dal decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 20. In questi casi, per ovviare alla carenza di semente, soprattutto per le varietà italiane, vien autorizzata la commercializzazione con i requisiti ridotti di germinabilità. Il progetto CANASEME ha inteso rispondere ad alcune di queste criticità, con l’obiettivo di definire una filiera di produzione di semente da certificare, di qualità, redditizia ed eco-sostenibile.

Capitolo 4 - WP3 - Fenotipizzazione dei semi di canapa con tecniche di microtomografia a RX

Giacomo Mele
;
Laura Gargiulo;Sabrina Maria Marsala
2025

Abstract

La canapa ha avuto un ruolo determinante nella tradizione agricola italiana e campana. In Italia e in Campania la coltivazione e trasformazione industriale della canapa ha impegnato diverse generazioni, influenzandone economia, usi, costumi e tradizioni (Capasso S., 2001). Negli anni 40 del XX secolo, l’Italia con oltre 100.000 ettari coltivati a canapa era il secondo produttore mondiale dopo la Russia. Per la qualità della produzione tessile, invece, era al primo posto nel mondo. La Campania, per superfici investite, era la seconda regione italiana interessata dalla coltivazione. I numerosi opifici, oggi considerati archeologia industriale (De Seta C., Milone G., 1984), testimoniano di un passato in cui la canapa oltre ad essere intensamente coltivata era anche attivamente trasformata in Campania. Dal secondo dopoguerra (1945 – 1953) e fino agli anni “70, dopo alterne vicende economiche, politiche e sindacali, la superficie coltivata a canapa, a livello nazionale e regionale, si ridusse progressivamente, fino a scomparire del tutto. Le ragioni di questo declino sono da ricercare nella gravosità della coltivazione e della lavorazione, nell’avvento delle fibre sintetiche, di nuove fibre vegetali (cotone, juta e altre) più economiche, nonché nell’applicazione della normativa sugli stupefacenti. Normativa che coinvolse la canapa in quanto ad essa è associata la presenza, in percentuale variabile, di Δ9tetraidrocannabinolo (Δ9-THC, comunemente THC). L’adesione italiana alle convenzioni internazionali sulle sostanze stupefacenti impedì, di fatto, la coltivazione della canapa industriale. Un’apertura alla canapicoltura è avvenuta con l’attuazione in Italia della normativa europea che incentiva la coltivazione della 4canapa da fibra con contributi ad ettaro. La promulgazione della legge italiana n. 242 del 2 dicembre 2016, relativa alle “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, ha dato risposta al rinnovato interesse del mondo agricolo, industriale, e più in generale imprenditoriale, verso la canapa e i suoi molteplici impieghi. Nell’alveo della legge nazionale si è inserita, poi, la legge regionale campana n. 5/2017 relativa a:” Interventi per favorire la coltura della canapa e le relative filiere produttive”. Con questa cornice normativa, pur con le limitazioni introdotte da successi atti legislativi di modifica, la multifunzionalità della canapa può rappresentare una grande opportunità per l’agricoltura Campana e Italiana e, in prospettiva, generare una nuova economia e animare diversi comparti produttivi: alimentare, edile, tessile, biocompositi, cosmetico Tuttavia, per un effettivo rilancio della canapicoltura è necessario risolvere criticità che ancora permangono, nonostante il trasferimento al comparto agroindustriale delle risultanze di numerose attività progettuali finanziate a livello regionale, nazionale e internazionale. È necessario definire le agrotecniche in funzione delle destinazioni produttive, selezionare varietà per ambienti e usi specifici, migliorare tutte le fasi del post raccolta, produrre seme certificato di varietà adatte ai nostri areali, applicare tecnologie innovative per migliorare sanità e germinabilità. Parametro, quest’ultimo, molto spesso al di sotto della percentuale minima prevista dal decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 20. In questi casi, per ovviare alla carenza di semente, soprattutto per le varietà italiane, vien autorizzata la commercializzazione con i requisiti ridotti di germinabilità. Il progetto CANASEME ha inteso rispondere ad alcune di queste criticità, con l’obiettivo di definire una filiera di produzione di semente da certificare, di qualità, redditizia ed eco-sostenibile.
2025
Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo - ISAFOM
Rapporto finale di progetto
Canapa, Filiera sementiera, agrotecnica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/588543
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