La morfologia dell'area murgiano-salentina (Puglia meridionale) è caratterizzata da ripiani e scarpate, interpretati come superfici marine terrazzate e falesie costiere modellate durante il Pleistocene medio e superiore (RICCHETTI, 1967; CIARANFI et alii, 1988). Una delle finalità dello studio dei terrazzi è la definizione degli alti livelli di stazionamento marino, posti convenzionalmente in corrispondenza dei margini interni e correlati con periodi caldi interglaciali (CAROBENE, 2003). In contrada Mazzucchi affiorano depositi conglomeratici con caratteristiche di transgressive systems tract, preliminarmente interpretati come depositi di spiaggia (DELLE ROSE et alii, 1998) e riferiti a uno stazionamento quaternario in base a considerazioni speleogenetiche e alle ipotesi di CIARANFI et alii (1988). Il terrazzo marino appare compreso tra un margine interno a quota 145 m e un orlo esterno a quota 125 m sul livello del mare. La scarpata interna potrebbe coincidere con il lembo rialzato di una faglia che disloca il substrato carbonatico cretaceo, mentre poco rappresentate o assenti sono le facies di piattaforma, di barriera e di retro-barriera, soprattutto a causa delle locali condizioni paleogeografiche e deposizionali. L'esiguità o la mancanza di depositi terrazzati con caratteristiche sedimentologiche utili per le ricostruzioni paleoambientali, non sono affatto infrequenti in Puglia meridionale. Tuttavia, indicazioni sugli antichi stazionamenti del mare si possono dedurre anche da depositi preservati in cavità carsiche, molto diffuse nella regione e di differenti origini e dimensioni, come nei due esempi di seguito riportati. Lungo il versante orientale di Santa Maria di Agnano, superiormente all'ingresso della omonima grotta e tra 180 e 200 metri sul livello del mare, è stato individuato un deposito misto, con apporti biogenici, vulcanici e terrigeni (DELLE ROSE & PARISE, 2005). Il deposito, che riempie decimetriche fessure carsificate di calcari cretacei, ha una componente macrofaunistica caratterizzata da cospicua presenza di specie di ambiente litorale poco profondo (MEDAGLI, com. pers.) in buono stato di conservazione. Il materiale vulcanico, in prevalenza costituito da pomici, potrebbe essere penecontemporaneo alla sedimentazione e provenire dal Vulture, le cui principali fasi di attività sono datate tra 740 mila e 480 mila anni fa (LA VOLPE & PRINCIPE, 1990). A pochi km a nord del Capo di Santa Maria di Leuca, lungo una falesia alta circa 90 m sul livello del mare, si apre il sistema delle grotte delle Mannute all'interno di una successione oligo-miocenica. Nella Grotta Piccola sono stati individuati vari tipi di concrezioni (CACCIATORE & DELLE ROSE, 2003), uno dei quali morfologicamente riferibile agli "accrescimenti freatici" (v. ad es. FORNÓS et alii, 2002). Si tratta di depositi chimici attualmente elevati 35-40 m sul livello del mare ma originati nella fascia intertidale, probabilmente durante periodi interglaciali (cfr. CSOMA et alii, 2006). Altre concrezioni, in parte bio-costruite da organismi fototropici, presentano analogie con le calcareous tufas di TABORO?I et alii (2005) e potrebbero anch'esse fornire indicazioni paleoambientali. Si osserva che le grotte di S. Maria di Agnano e delle Mannute si aprono lungo notches corrispondenti a variazioni litostratigrafiche delle rispettive successioni carbonatiche, che potrebbero non essere indicativi di paleolinee di costa, bensì di processi di dissoluzione carsica differenziata. Per i tre casi segnalati in questa nota, i riferimenti a livelli di stazionamento del mare durante il Quaternario sono solo possibili, mentre le effettive probabilità verranno valutate con il prosieguo delle ricerche. In ogni caso, si può preliminarmente concludere che, per la zona considerata, gli indizi paleoambientali, sia batimetrici che climatici, ricavabili dallo studio di depositi presenti in cavità carsiche, possono costituire valide integrazioni ai dati deducibili mediante l'analisi sedimentologica dei depositi marini terrazzati. BIBLIOGRAFIA CACCIATORE G. & DELLE ROSE M. (2003) - Le concrezioni della grotta "Mannute Piccola" (Prov. di Lecce), Grotte e dintorni, 5, 49-58. CSOMA A.É., GOLDSTEIN R.H. & POMAR L. (2006) - Pleistocene speleothems of Mallorca: implications for palaeoclimate and carbonate diagenesis in mixing zones, Sedimentology, 53, 213-236. CAROBENE L. (2003) - Genesi, età, sollevamento ed erosione dei terrazzi marini di Crosia-Calopezzati (costa ionica della Calabria-Italia), Il Quaternario, 16(1), 43-90. CIARANFI N., PIERI P. & RICCHETTI G. (1988), Note alla carta geologica delle Murge e del Salento (Puglia centromeridionale), Mem. Soc. Geol. It., 41, 449-460. DELLE ROSE M. & PARISE M. (2005) - Pleistocene mixed volcaniclastic-carbonate deposits at the western margin of the Apulian Foreland (Ostuni, Southern Italy), and their palaeo-environmental significance, Geophysical Research Abstract, 7, 00557. DELLE ROSE M., FEDERICO A. & SIMEONE V. (1998) - Carsismo e salvaguardia del territorio nell'area delle Serre Salentine, Atti 79° Conv. Soc. Geol. It., 408-411. LA VOLPE L. & PRINCIPE C. (1990) - Stratigrafia e storia eruttiva del Monte Vulture, revisione e aggiornamenti, Boll. Gr. Naz. Vulcanol., 2, 889-903. FORNÓS J.J., GELABERT B., GINÉS A., GINÉS J, TUCCIMEI P. & VESICA P. (2002) - Phreatic overgrowths on speleothems: a useful tool in structural geology in littoral karstic landscapes. The example of eastern Mallorca (Balearic Islands), Geodinamica Acta, 15, 133-125. RICCHETTI G. (1967) - Osservazioni preliminari sulla geologia e morfologia dei depositi quaternari nei dintorni del Mar Piccolo (Taranto), Atti Acc. Gioenia Sc. Nat., 18, 123-130. TABORO?I D., HIRAKAWA K. & SAWAGAKI T. (2005) - Carbonate precipitation along a microclimatic gradient in a Thailand cave - Continuum of calcareous tufa and speleothems, Journal of Cave and Karst Studies, 67, 69-87.

Indicatori paleoclimatici e paleobatimetrici di possibili stazionamenti marini quaternari (Puglia meridionale)

Delle Rose M
2006

Abstract

La morfologia dell'area murgiano-salentina (Puglia meridionale) è caratterizzata da ripiani e scarpate, interpretati come superfici marine terrazzate e falesie costiere modellate durante il Pleistocene medio e superiore (RICCHETTI, 1967; CIARANFI et alii, 1988). Una delle finalità dello studio dei terrazzi è la definizione degli alti livelli di stazionamento marino, posti convenzionalmente in corrispondenza dei margini interni e correlati con periodi caldi interglaciali (CAROBENE, 2003). In contrada Mazzucchi affiorano depositi conglomeratici con caratteristiche di transgressive systems tract, preliminarmente interpretati come depositi di spiaggia (DELLE ROSE et alii, 1998) e riferiti a uno stazionamento quaternario in base a considerazioni speleogenetiche e alle ipotesi di CIARANFI et alii (1988). Il terrazzo marino appare compreso tra un margine interno a quota 145 m e un orlo esterno a quota 125 m sul livello del mare. La scarpata interna potrebbe coincidere con il lembo rialzato di una faglia che disloca il substrato carbonatico cretaceo, mentre poco rappresentate o assenti sono le facies di piattaforma, di barriera e di retro-barriera, soprattutto a causa delle locali condizioni paleogeografiche e deposizionali. L'esiguità o la mancanza di depositi terrazzati con caratteristiche sedimentologiche utili per le ricostruzioni paleoambientali, non sono affatto infrequenti in Puglia meridionale. Tuttavia, indicazioni sugli antichi stazionamenti del mare si possono dedurre anche da depositi preservati in cavità carsiche, molto diffuse nella regione e di differenti origini e dimensioni, come nei due esempi di seguito riportati. Lungo il versante orientale di Santa Maria di Agnano, superiormente all'ingresso della omonima grotta e tra 180 e 200 metri sul livello del mare, è stato individuato un deposito misto, con apporti biogenici, vulcanici e terrigeni (DELLE ROSE & PARISE, 2005). Il deposito, che riempie decimetriche fessure carsificate di calcari cretacei, ha una componente macrofaunistica caratterizzata da cospicua presenza di specie di ambiente litorale poco profondo (MEDAGLI, com. pers.) in buono stato di conservazione. Il materiale vulcanico, in prevalenza costituito da pomici, potrebbe essere penecontemporaneo alla sedimentazione e provenire dal Vulture, le cui principali fasi di attività sono datate tra 740 mila e 480 mila anni fa (LA VOLPE & PRINCIPE, 1990). A pochi km a nord del Capo di Santa Maria di Leuca, lungo una falesia alta circa 90 m sul livello del mare, si apre il sistema delle grotte delle Mannute all'interno di una successione oligo-miocenica. Nella Grotta Piccola sono stati individuati vari tipi di concrezioni (CACCIATORE & DELLE ROSE, 2003), uno dei quali morfologicamente riferibile agli "accrescimenti freatici" (v. ad es. FORNÓS et alii, 2002). Si tratta di depositi chimici attualmente elevati 35-40 m sul livello del mare ma originati nella fascia intertidale, probabilmente durante periodi interglaciali (cfr. CSOMA et alii, 2006). Altre concrezioni, in parte bio-costruite da organismi fototropici, presentano analogie con le calcareous tufas di TABORO?I et alii (2005) e potrebbero anch'esse fornire indicazioni paleoambientali. Si osserva che le grotte di S. Maria di Agnano e delle Mannute si aprono lungo notches corrispondenti a variazioni litostratigrafiche delle rispettive successioni carbonatiche, che potrebbero non essere indicativi di paleolinee di costa, bensì di processi di dissoluzione carsica differenziata. Per i tre casi segnalati in questa nota, i riferimenti a livelli di stazionamento del mare durante il Quaternario sono solo possibili, mentre le effettive probabilità verranno valutate con il prosieguo delle ricerche. In ogni caso, si può preliminarmente concludere che, per la zona considerata, gli indizi paleoambientali, sia batimetrici che climatici, ricavabili dallo studio di depositi presenti in cavità carsiche, possono costituire valide integrazioni ai dati deducibili mediante l'analisi sedimentologica dei depositi marini terrazzati. BIBLIOGRAFIA CACCIATORE G. & DELLE ROSE M. (2003) - Le concrezioni della grotta "Mannute Piccola" (Prov. di Lecce), Grotte e dintorni, 5, 49-58. CSOMA A.É., GOLDSTEIN R.H. & POMAR L. (2006) - Pleistocene speleothems of Mallorca: implications for palaeoclimate and carbonate diagenesis in mixing zones, Sedimentology, 53, 213-236. CAROBENE L. (2003) - Genesi, età, sollevamento ed erosione dei terrazzi marini di Crosia-Calopezzati (costa ionica della Calabria-Italia), Il Quaternario, 16(1), 43-90. CIARANFI N., PIERI P. & RICCHETTI G. (1988), Note alla carta geologica delle Murge e del Salento (Puglia centromeridionale), Mem. Soc. Geol. It., 41, 449-460. DELLE ROSE M. & PARISE M. (2005) - Pleistocene mixed volcaniclastic-carbonate deposits at the western margin of the Apulian Foreland (Ostuni, Southern Italy), and their palaeo-environmental significance, Geophysical Research Abstract, 7, 00557. DELLE ROSE M., FEDERICO A. & SIMEONE V. (1998) - Carsismo e salvaguardia del territorio nell'area delle Serre Salentine, Atti 79° Conv. Soc. Geol. It., 408-411. LA VOLPE L. & PRINCIPE C. (1990) - Stratigrafia e storia eruttiva del Monte Vulture, revisione e aggiornamenti, Boll. Gr. Naz. Vulcanol., 2, 889-903. FORNÓS J.J., GELABERT B., GINÉS A., GINÉS J, TUCCIMEI P. & VESICA P. (2002) - Phreatic overgrowths on speleothems: a useful tool in structural geology in littoral karstic landscapes. The example of eastern Mallorca (Balearic Islands), Geodinamica Acta, 15, 133-125. RICCHETTI G. (1967) - Osservazioni preliminari sulla geologia e morfologia dei depositi quaternari nei dintorni del Mar Piccolo (Taranto), Atti Acc. Gioenia Sc. Nat., 18, 123-130. TABORO?I D., HIRAKAWA K. & SAWAGAKI T. (2005) - Carbonate precipitation along a microclimatic gradient in a Thailand cave - Continuum of calcareous tufa and speleothems, Journal of Cave and Karst Studies, 67, 69-87.
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