Ipercarsismo è usato sia in senso morfologico, per indicare "marcate" evidenze di dissoluzione dei carbonati, che (più propriamente) chimico, per indicare reazioni di carsificazione con più di tre componenti all'equilibrio. Lungo le coste rocciose basse salentine si osservano forme carsiche "esasperate" quali diffusa corrosione di tipo "alveolare" e vaschette di corrosione profondamente "incise", per cui è senz'altro pertinente parlare di ipercarsismo nella prima accezione. Ma lo è anche in base alla seconda, nel cui ambito anzi, come verrà di seguito esposto, l'ipercarsismo assume un ruolo di primaria importanza nell'evoluzione del paesaggio costiero. Nelle località di Casalabate, Palude del Capitano e Roca Vecchia la dissoluzione del sottosuolo carbonatico è intensa e rapida. Nelle prime due località, entrambe su coste rocciose basse è frequente, a causa dell'esiguità dello spessore delle volte degli ipogei, la formazione di doline di crollo. Nei siti in parola, acquiferi carbonatici costieri sversano a mare acque salmastre, le caratteristiche chimico-fisiche delle quali determinano reazioni ipercarsiche. Al procedere della carsificazione, aumenta il grado di saturazione delle acque salmastre e diminuisce la loro capacità dissolutiva. Il mantenimento di condizioni ipercarsiche è garantito dal continuo "ringiovanimento" delle acque causato dal mescolamento conseguente al deflusso verso mare delle falde ed alla (più profonda) ingressione delle acque marine. Le doline divengono sede di specchi d'acqua marina o salmastra, oppure - specie se la quota del fondo è superiore al livello di falda come nella zona di Serra Cicora a nord di Porto Selvaggio- sono colmate da detriti, suoli o sabbie proveniente dagli arenili. E proprio a causa delle colmate, che "addolciscono" le irregolarità della superficie topografica e "mascherano" le forme carsiche, che l'importanza dei fenomeni in parola nell'evoluzione del paesaggio costiero salentino non è stata sin'ora riconosciuta. Al procedere dell'evoluzione morfologica, le doline costituiscono forme composite (analogamente a quanto avviene per le uvala del Karso) le cui geometrie sono determinate dalle fratture tettoniche. Col tempo (centinaia o migliaia di anni) si verificano estesi sprofondamenti, secondo direttrici in genere trasversali alla costa, dai quali possono avere origine altrettante insenature. I fenomeni ipercarsici aumenterebbero così il frastagliamento delle linee di costa (in "competizione" con le dinamiche marine che tendono a rettificarle), predisponendo l'avanzamento del mare verso la terraferma. E' opportuno rilevare che anche il cosiddetto "solco di battente", ossia l'incisione orizzontale delle falesie all'altezza del livello del mare, deve essere attribuito in rilevante misura ai processi di dissoluzione chimica piuttosto che all'erosione marina. Inoltre nella genesi di tale forma devono essere considerati anche processi di disgregazione fisica e di biodissoluzione operati da alcune forme di vita che occupano la relativa nicchia ecologica, quali cianobatteri e alghe. Ignorare o sottostimare tali fenomeni può condurre a grossolani errori di valutazione nella determinazione delle cause dell'erosione costiera (come nel caso delle Grotte della Poesia). Occorre, infine, segnalare che l'ipercarsismo può aver significativamente contribuito all'evoluzione di altre estese piane costiere pugliesi (ad esempio tra Monopoli e Torre Guaceto) nonché di ampie zone paludose, quali le Idume e le Cesine, ubicate lungo la costa adriatica salentina. Per queste ultime, usualmente indicate come paludi retrodunari -ossia come l'effetto dello "sbarramento" di cordoni dunari al deflusso superficiale delle acque- si può, alla luce dei meccanismi individuati, avanzare l'ipotesi di una formazione in depressioni generate dall'ipercarsismo. Questa ribalta le sequenza evolutiva dell'ipotesi retrodunare, in quanto la formazione delle paludi precede (o è comunque indipendente da) quella delle dune. A scala più generale, e nel tempo geologico, l'ipercarsismo può aver determinato anche un considerevole arretramento delle linee di costa e la formazione di ampie insenature, come a Porto Cesareo.

Influenza dell'ipercarsismo sull'evoluzione delle coste rocciose basse del Salento.

Delle Rose M
2002

Abstract

Ipercarsismo è usato sia in senso morfologico, per indicare "marcate" evidenze di dissoluzione dei carbonati, che (più propriamente) chimico, per indicare reazioni di carsificazione con più di tre componenti all'equilibrio. Lungo le coste rocciose basse salentine si osservano forme carsiche "esasperate" quali diffusa corrosione di tipo "alveolare" e vaschette di corrosione profondamente "incise", per cui è senz'altro pertinente parlare di ipercarsismo nella prima accezione. Ma lo è anche in base alla seconda, nel cui ambito anzi, come verrà di seguito esposto, l'ipercarsismo assume un ruolo di primaria importanza nell'evoluzione del paesaggio costiero. Nelle località di Casalabate, Palude del Capitano e Roca Vecchia la dissoluzione del sottosuolo carbonatico è intensa e rapida. Nelle prime due località, entrambe su coste rocciose basse è frequente, a causa dell'esiguità dello spessore delle volte degli ipogei, la formazione di doline di crollo. Nei siti in parola, acquiferi carbonatici costieri sversano a mare acque salmastre, le caratteristiche chimico-fisiche delle quali determinano reazioni ipercarsiche. Al procedere della carsificazione, aumenta il grado di saturazione delle acque salmastre e diminuisce la loro capacità dissolutiva. Il mantenimento di condizioni ipercarsiche è garantito dal continuo "ringiovanimento" delle acque causato dal mescolamento conseguente al deflusso verso mare delle falde ed alla (più profonda) ingressione delle acque marine. Le doline divengono sede di specchi d'acqua marina o salmastra, oppure - specie se la quota del fondo è superiore al livello di falda come nella zona di Serra Cicora a nord di Porto Selvaggio- sono colmate da detriti, suoli o sabbie proveniente dagli arenili. E proprio a causa delle colmate, che "addolciscono" le irregolarità della superficie topografica e "mascherano" le forme carsiche, che l'importanza dei fenomeni in parola nell'evoluzione del paesaggio costiero salentino non è stata sin'ora riconosciuta. Al procedere dell'evoluzione morfologica, le doline costituiscono forme composite (analogamente a quanto avviene per le uvala del Karso) le cui geometrie sono determinate dalle fratture tettoniche. Col tempo (centinaia o migliaia di anni) si verificano estesi sprofondamenti, secondo direttrici in genere trasversali alla costa, dai quali possono avere origine altrettante insenature. I fenomeni ipercarsici aumenterebbero così il frastagliamento delle linee di costa (in "competizione" con le dinamiche marine che tendono a rettificarle), predisponendo l'avanzamento del mare verso la terraferma. E' opportuno rilevare che anche il cosiddetto "solco di battente", ossia l'incisione orizzontale delle falesie all'altezza del livello del mare, deve essere attribuito in rilevante misura ai processi di dissoluzione chimica piuttosto che all'erosione marina. Inoltre nella genesi di tale forma devono essere considerati anche processi di disgregazione fisica e di biodissoluzione operati da alcune forme di vita che occupano la relativa nicchia ecologica, quali cianobatteri e alghe. Ignorare o sottostimare tali fenomeni può condurre a grossolani errori di valutazione nella determinazione delle cause dell'erosione costiera (come nel caso delle Grotte della Poesia). Occorre, infine, segnalare che l'ipercarsismo può aver significativamente contribuito all'evoluzione di altre estese piane costiere pugliesi (ad esempio tra Monopoli e Torre Guaceto) nonché di ampie zone paludose, quali le Idume e le Cesine, ubicate lungo la costa adriatica salentina. Per queste ultime, usualmente indicate come paludi retrodunari -ossia come l'effetto dello "sbarramento" di cordoni dunari al deflusso superficiale delle acque- si può, alla luce dei meccanismi individuati, avanzare l'ipotesi di una formazione in depressioni generate dall'ipercarsismo. Questa ribalta le sequenza evolutiva dell'ipotesi retrodunare, in quanto la formazione delle paludi precede (o è comunque indipendente da) quella delle dune. A scala più generale, e nel tempo geologico, l'ipercarsismo può aver determinato anche un considerevole arretramento delle linee di costa e la formazione di ampie insenature, come a Porto Cesareo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/163021
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