Nel Molise, regione spiccatamente montana, montagna e marginalità sembrerebbero a prima vista costituire un binomio indissolubile. D'altronde, il Contado o Contea di Molise, asservito in un sistema feudale iniquo, è stato per secoli letteralmente al servizio di Napoli: così per lungo tempo i molisani che volevano studiare e affermarsi dovevano lasciare le montagne natie alla volta della città, diventando napoletani di adozione. Eppure, in certi periodi della storia, il Molise e le sue genti non hanno certamente vissuto una condizione di marginalità, ma un ruolo autonomo di primo piano: per esempio, al tempo dei Sanniti, prima della conquista da parte dei Romani, che nutrivano un pregiudizio ideologico verso i popoli delle montagne, associandoli al latrocinio. In realtà, i Sanniti avevano sviluppato una civiltà di assoluto rilievo, secondo il modello "paganico-vicano": numerose fortificazioni sorgevano nelle aree più montuose e il grande santuario di Pietrabbondante a oltre 1000 m di altitudine assolveva funzioni di culto, di mercato, di riunione politica e di scambio culturale. In età cristiana, durante l'Alto Medioevo, si sviluppò un'altra entità molisana che assurse a un ruolo non secondario sulla scena nazionale: fu la stagione, non effimera, di San Vincenzo al Volturno. Insieme al vicino monastero di San Benedetto di Montecassino, l'abbazia volturnese divenne in breve tempo una grande signoria fondiaria, grazie alla posizione strategica di congiunzione del centro con il sud della Penisola. L'organizzazione agraria della colonizzazione monastica risultò particolarmente efficace, se è vero che la maggior parte degli odierni comuni della provincia di Campobasso coincidono con i castelli fondati da San Vincenzo al Volturno. In conclusione, la marginalità non è una condizione ontologica di un territorio, uno status definitivo, bensì una condizione storica, risultato di processi culturali, sociali, economici, e politici, in stretta correlazione tra loro.

Dall'antico Sannio al Molise: in margine a una storia della montagna italiana

Francesco Cardarelli
2006

Abstract

Nel Molise, regione spiccatamente montana, montagna e marginalità sembrerebbero a prima vista costituire un binomio indissolubile. D'altronde, il Contado o Contea di Molise, asservito in un sistema feudale iniquo, è stato per secoli letteralmente al servizio di Napoli: così per lungo tempo i molisani che volevano studiare e affermarsi dovevano lasciare le montagne natie alla volta della città, diventando napoletani di adozione. Eppure, in certi periodi della storia, il Molise e le sue genti non hanno certamente vissuto una condizione di marginalità, ma un ruolo autonomo di primo piano: per esempio, al tempo dei Sanniti, prima della conquista da parte dei Romani, che nutrivano un pregiudizio ideologico verso i popoli delle montagne, associandoli al latrocinio. In realtà, i Sanniti avevano sviluppato una civiltà di assoluto rilievo, secondo il modello "paganico-vicano": numerose fortificazioni sorgevano nelle aree più montuose e il grande santuario di Pietrabbondante a oltre 1000 m di altitudine assolveva funzioni di culto, di mercato, di riunione politica e di scambio culturale. In età cristiana, durante l'Alto Medioevo, si sviluppò un'altra entità molisana che assurse a un ruolo non secondario sulla scena nazionale: fu la stagione, non effimera, di San Vincenzo al Volturno. Insieme al vicino monastero di San Benedetto di Montecassino, l'abbazia volturnese divenne in breve tempo una grande signoria fondiaria, grazie alla posizione strategica di congiunzione del centro con il sud della Penisola. L'organizzazione agraria della colonizzazione monastica risultò particolarmente efficace, se è vero che la maggior parte degli odierni comuni della provincia di Campobasso coincidono con i castelli fondati da San Vincenzo al Volturno. In conclusione, la marginalità non è una condizione ontologica di un territorio, uno status definitivo, bensì una condizione storica, risultato di processi culturali, sociali, economici, e politici, in stretta correlazione tra loro.
2006
Italiano
Enza Santoro Reale, Rocco Cirino, Gino De Vecchis, Carlo Brusa
Identificazione e valorizzazione delle aree marginali. Il contributo della Ricerca, della Didattica, della Società civile. Atti del 48° Convegno nazionale dell'AIIG
48° Convegno nazionale dell'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG): Identificazione e valorizzazione delle aree marginali. Il contributo della Ricerca, della Didattica, della Società civile
131
138
8
Sì, ma tipo non specificato
02/09/2005-05/09/2005
Università degli Studi del Molise, Campobasso
marginalità
montagna
Molise
Sannio
Sanniti
San Vincenzo al Volturno
Il contributo di Francesco Cardarelli ha avuto origine dalla relazione scientifica tenuta il 3 settembre 2005 a Campobasso, presso l'Aula Magna dell'Università degli Studi del Molise, nel corso della tavola rotonda "Marginalità e montagna", curata dall'Istituto Nazionale della Montagna (IMONT) nell'ambito del 48° Convegno nazionale dell'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) sul tema "Identificazione e valorizzazione delle aree marginali. Il contributo della Ricerca, della Didattica, della Società civile" (Campobasso, 2-5 settembre 2005).
1
none
Cardarelli, Francesco
273
info:eu-repo/semantics/conferenceObject
04 Contributo in convegno::04.01 Contributo in Atti di convegno
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/218562
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