Una delle questioni più ricorrenti legate alla diffusione delle "Nuove Fonti Energetiche Rinnovabili" (NFER), fotovoltaico in testa, riguarda la grande occupazione di suolo e la sottrazione di terra per gli altri servizi essenziali (agricoltura, cibo, habitat). Tale vexata quaestio ha trovato non solo un'ampia risonanza nell'opinione pubblica, in particolare a livello locale e generalmente riconducibile all'atteggiamento "NIMBY" (Not In My BackYard) o perfino "BANANA" (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything), ma anche una risposta zelante della politica. Quest'ultima, pressata da una parte dai grandi produttori termoelettrici (che vedono ridursi i propri margini in corrispondenza dell'aumento della produzione fotovoltaica proprio nelle remunerative ore di picco della domanda), dall'altra dalle organizzazione agricole (per ragioni assai meno comprensibili), ha emanato una serie di norme volte a bloccare le installazioni fotovoltaiche su terreni a destinazione agricola. Il presente lavoro intende rispondere, senza pretesa di esaustività, ad alcune questioni di base sull'effettiva propensione delle installazioni solari fotovoltaiche a sottrarre più terreno agricolo rispetto ad altre forme di produzione di energia elettrica, nonché sul relativo grado di competizione con le attività agricole.
Fotovoltaico: l'energia che si vede
Federica Zabini;Francesco Meneguzzo
2011
Abstract
Una delle questioni più ricorrenti legate alla diffusione delle "Nuove Fonti Energetiche Rinnovabili" (NFER), fotovoltaico in testa, riguarda la grande occupazione di suolo e la sottrazione di terra per gli altri servizi essenziali (agricoltura, cibo, habitat). Tale vexata quaestio ha trovato non solo un'ampia risonanza nell'opinione pubblica, in particolare a livello locale e generalmente riconducibile all'atteggiamento "NIMBY" (Not In My BackYard) o perfino "BANANA" (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything), ma anche una risposta zelante della politica. Quest'ultima, pressata da una parte dai grandi produttori termoelettrici (che vedono ridursi i propri margini in corrispondenza dell'aumento della produzione fotovoltaica proprio nelle remunerative ore di picco della domanda), dall'altra dalle organizzazione agricole (per ragioni assai meno comprensibili), ha emanato una serie di norme volte a bloccare le installazioni fotovoltaiche su terreni a destinazione agricola. Il presente lavoro intende rispondere, senza pretesa di esaustività, ad alcune questioni di base sull'effettiva propensione delle installazioni solari fotovoltaiche a sottrarre più terreno agricolo rispetto ad altre forme di produzione di energia elettrica, nonché sul relativo grado di competizione con le attività agricole.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


