L'intervento vuole focalizzare il genere "volgarizzamento" come canale di innovazione linguistica, oltre che di appropriazione culturale. L'ipotesi che si intende argomentare è che sia ricostruibile un'evoluzione in diacronia che oppone i primi volgarizzamenti, duecenteschi, alla ricca attività traduttiva del secolo successivo. Nel Duecento il volgarizzamento dai classici è (anche) un importante canale di arricchimento linguistico - in virtù soprattutto di una "posizione mentale" del volgarizzatore che vede spesso nel latino una sorta di variante diafasica alta del volgare scritto, o comunque un modello sulla base del quale si possa innalzare stilisticamente e lessicalmente il volgare. Nel corso del Trecento invece la traduzione dei classici sembra evolversi principalmente con la finalità al rendere accessibili dei contenuti: i volgarizzatori sembrano preferire rese traduttive genuinamente volgari, i nuovi conî linguistici si fanno più rari e sembrano stentare ad attecchire nella lingua. L'intervento, che si inscrive in una serie di lavori derivati da un progetto di studio complessivo dei volgarizzamenti italoromanzi medievali dei classici latini, si fonderà sui dati raccolti da un corpus digitale on line, che sarà oggetto di una breve presentazione, e dal loro confronto con il corpus dei testi italiani antichi costituiti e resi disponibili alla consultazione dall'Istituto Opera del Vocabolario Italiano (Corpus OVI dell'Italiano antico) e con le voci del TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini).

Un contributo allo studio del «volgarizzare e tradurre»: il progetto DiVo

Elisa Guadagnini;Giulio Vaccaro
2014

Abstract

L'intervento vuole focalizzare il genere "volgarizzamento" come canale di innovazione linguistica, oltre che di appropriazione culturale. L'ipotesi che si intende argomentare è che sia ricostruibile un'evoluzione in diacronia che oppone i primi volgarizzamenti, duecenteschi, alla ricca attività traduttiva del secolo successivo. Nel Duecento il volgarizzamento dai classici è (anche) un importante canale di arricchimento linguistico - in virtù soprattutto di una "posizione mentale" del volgarizzatore che vede spesso nel latino una sorta di variante diafasica alta del volgare scritto, o comunque un modello sulla base del quale si possa innalzare stilisticamente e lessicalmente il volgare. Nel corso del Trecento invece la traduzione dei classici sembra evolversi principalmente con la finalità al rendere accessibili dei contenuti: i volgarizzatori sembrano preferire rese traduttive genuinamente volgari, i nuovi conî linguistici si fanno più rari e sembrano stentare ad attecchire nella lingua. L'intervento, che si inscrive in una serie di lavori derivati da un progetto di studio complessivo dei volgarizzamenti italoromanzi medievali dei classici latini, si fonderà sui dati raccolti da un corpus digitale on line, che sarà oggetto di una breve presentazione, e dal loro confronto con il corpus dei testi italiani antichi costituiti e resi disponibili alla consultazione dall'Istituto Opera del Vocabolario Italiano (Corpus OVI dell'Italiano antico) e con le voci del TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini).
Campo DC Valore Lingua
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dc.authority.people Elisa Guadagnini it
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dc.collection.name 04.01 Contributo in Atti di convegno *
dc.contributor.appartenenza Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea - ISEM *
dc.contributor.appartenenza Istituto di linguistica computazionale "Antonio Zampolli" - ILC *
dc.contributor.appartenenza.mi 918 *
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dc.date.accessioned 2024/02/17 21:02:04 -
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dc.description.abstractita L'intervento vuole focalizzare il genere "volgarizzamento" come canale di innovazione linguistica, oltre che di appropriazione culturale. L'ipotesi che si intende argomentare è che sia ricostruibile un'evoluzione in diacronia che oppone i primi volgarizzamenti, duecenteschi, alla ricca attività traduttiva del secolo successivo. Nel Duecento il volgarizzamento dai classici è (anche) un importante canale di arricchimento linguistico - in virtù soprattutto di una "posizione mentale" del volgarizzatore che vede spesso nel latino una sorta di variante diafasica alta del volgare scritto, o comunque un modello sulla base del quale si possa innalzare stilisticamente e lessicalmente il volgare. Nel corso del Trecento invece la traduzione dei classici sembra evolversi principalmente con la finalità al rendere accessibili dei contenuti: i volgarizzatori sembrano preferire rese traduttive genuinamente volgari, i nuovi conî linguistici si fanno più rari e sembrano stentare ad attecchire nella lingua. L'intervento, che si inscrive in una serie di lavori derivati da un progetto di studio complessivo dei volgarizzamenti italoromanzi medievali dei classici latini, si fonderà sui dati raccolti da un corpus digitale on line, che sarà oggetto di una breve presentazione, e dal loro confronto con il corpus dei testi italiani antichi costituiti e resi disponibili alla consultazione dall'Istituto Opera del Vocabolario Italiano (Corpus OVI dell'Italiano antico) e con le voci del TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini). -
dc.description.affiliations Opera del Vocabolario Italiano - CNR / Scuola Normale Superiore, Pisa -
dc.description.allpeople Guadagnini, Elisa; Vaccaro, Giulio -
dc.description.allpeopleoriginal Elisa Guadagnini, Giulio Vaccaro -
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Descrizione: Un contributo allo studio del «volgarizzare e tradurre»: il progetto DiVo
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