Il contributo prende in esame alcuni aspetti relativi al lessico e alla ricezione del volgarizzamento della terza e della quarta Deca di Tito Livio. Tradizionalmente attribuite a Giovanni Boccaccio, le traduzioni liviane sono qui analizzate attraverso il filtro della speculazione teorica e della pratica lessicografica con il quale gli Accademici della Crusca, e segnatamente Lionardo Salviati, lessero, interpretarono e setacciarono queste fonti preziose del loro primo Vocabolario (1612). La parte iniziale del contributo, pertanto, illustra il sistema di valutazione linguistica dei testi antichi elaborato dal Salviati, con speciale riferimento ai volgarizzamenti in generale e a quelli di Livio in particolare. Nella seconda parte, poi, sono selezionate alcune voci estratte dalla Deca terza volgare, che, dapprima annotate nel cosiddetto «quaderno riccardiano» di Salviati e successivamente confluite nel Vocabolario, risultano notevoli per rarità lessicale o semantica, per singolare affinità con gli istituti linguistici di Boccaccio, e infine perché esemplificano in maniera paradigmatica le modalità di traduzione del modello classico (secondo la dialettica che vede alternarsi i prestiti diretti dal latino alle riformulazioni prettamente volgari).

LIVIO IN ACCADEMIA. NOTE SULLA RICEZIONE, SULLA LINGUA E LA TRADIZIONE DEL VOLGARIZZAMENTO DI TITO LIVIO

Cosimo Burgassi
2013

Abstract

Il contributo prende in esame alcuni aspetti relativi al lessico e alla ricezione del volgarizzamento della terza e della quarta Deca di Tito Livio. Tradizionalmente attribuite a Giovanni Boccaccio, le traduzioni liviane sono qui analizzate attraverso il filtro della speculazione teorica e della pratica lessicografica con il quale gli Accademici della Crusca, e segnatamente Lionardo Salviati, lessero, interpretarono e setacciarono queste fonti preziose del loro primo Vocabolario (1612). La parte iniziale del contributo, pertanto, illustra il sistema di valutazione linguistica dei testi antichi elaborato dal Salviati, con speciale riferimento ai volgarizzamenti in generale e a quelli di Livio in particolare. Nella seconda parte, poi, sono selezionate alcune voci estratte dalla Deca terza volgare, che, dapprima annotate nel cosiddetto «quaderno riccardiano» di Salviati e successivamente confluite nel Vocabolario, risultano notevoli per rarità lessicale o semantica, per singolare affinità con gli istituti linguistici di Boccaccio, e infine perché esemplificano in maniera paradigmatica le modalità di traduzione del modello classico (secondo la dialettica che vede alternarsi i prestiti diretti dal latino alle riformulazioni prettamente volgari).
Campo DC Valore Lingua
dc.authority.ancejournal STUDI DI LESSICOGRAFIA ITALIANA -
dc.authority.orgunit Istituto Opera del Vocabolario Italiano - OVI -
dc.authority.people Cosimo Burgassi it
dc.collection.id.s b3f88f24-048a-4e43-8ab1-6697b90e068e *
dc.collection.name 01.01 Articolo in rivista *
dc.contributor.appartenenza Istituto di linguistica computazionale "Antonio Zampolli" - ILC *
dc.contributor.appartenenza.mi 918 *
dc.date.accessioned 2024/02/18 01:22:44 -
dc.date.available 2024/02/18 01:22:44 -
dc.date.issued 2013 -
dc.description.abstractita Il contributo prende in esame alcuni aspetti relativi al lessico e alla ricezione del volgarizzamento della terza e della quarta Deca di Tito Livio. Tradizionalmente attribuite a Giovanni Boccaccio, le traduzioni liviane sono qui analizzate attraverso il filtro della speculazione teorica e della pratica lessicografica con il quale gli Accademici della Crusca, e segnatamente Lionardo Salviati, lessero, interpretarono e setacciarono queste fonti preziose del loro primo Vocabolario (1612). La parte iniziale del contributo, pertanto, illustra il sistema di valutazione linguistica dei testi antichi elaborato dal Salviati, con speciale riferimento ai volgarizzamenti in generale e a quelli di Livio in particolare. Nella seconda parte, poi, sono selezionate alcune voci estratte dalla Deca terza volgare, che, dapprima annotate nel cosiddetto «quaderno riccardiano» di Salviati e successivamente confluite nel Vocabolario, risultano notevoli per rarità lessicale o semantica, per singolare affinità con gli istituti linguistici di Boccaccio, e infine perché esemplificano in maniera paradigmatica le modalità di traduzione del modello classico (secondo la dialettica che vede alternarsi i prestiti diretti dal latino alle riformulazioni prettamente volgari). -
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dc.title LIVIO IN ACCADEMIA. NOTE SULLA RICEZIONE, SULLA LINGUA E LA TRADIZIONE DEL VOLGARIZZAMENTO DI TITO LIVIO en
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