Quando diciamo tsunami pensiamo inevitabilmente al Giappone ed agli effetti catastrofici che si verificarono a seguito del terremoto di M=9, a largo delle sue coste nel 2011. D'altra parte il nome tsunami è di origine giapponese e vuol dire "onda del porto", una terminologia ormai divenuta di uso comune a livello globale. Gli tsunami sono causati da ampie dislocazioni che avvengono sul fondo del mare, e che sono dovute principalmente a terremoti, attività vulcanica e fenomeni franosi sottomarini di ampie dimensioni. Anche il Mediterraneo è stato interessato sia in epoca storica, sia più di recente da tsunami che hanno colpito gli insediamenti abitativi posti lungo le coste provocando non solo livelli di danneggiamento elevati, ma anche la perdita di numerose vite umane. A partire dalla famosa eruzione del 79 A.D. (Milia et al., 2008; NOAA 2015, Maramai et al., 2014; Sacchi M., 2015), che innescò uno tsunami in tutto il Golfo di Napoli, vengono illustrati brevemente alcuni tra gli tsunami più catastrofici che nel corso dei secoli hanno colpito soprattutto le coste dell'Italia meridionale, dalla Campania, alla Sicilia, Calabria e Puglia: Dicembre 2002 Stromboli (Nappi et al., 2004; Maramai et al., 2005) Febbraio 1783 Scilla (Bozzano et al., 2010; Blumetti et al., 2015),Dicembre 1908 Reggio Calabria-Messina ( Comerci et al., 2015)Febbraio 1743 Puglia meridionale, da Brindisi sino al Golfo di Taranto (Mastronuzzi et al., 2007; Nappi et al. 2015; Gaudiosi et al., 2015). Nello studio dei terremoti storici, come degli tsunami, risulta fondamentale l'approccio multidisciplinare che vede focalizzate le sinergie anche di discipline estremamente diverse tra loro, come possono essere le scienze umanistiche e le scienze dure.Viene inoltre illustrata la nuova scala macrosismica denominata Esi scale 2007, basata esclusivamente sugli effetti ambientali (Michetti et al, 2007) ed il contributo che essa può fornire soprattutto nella valutazione degli effetti al suolo, che sempre accompagnano gli eventi sismici soprattutto quelli di elevata energia, dando la possibilità di avere un quadro più completo dello scenario sismico, quindi utile per una migliore definizione del rischio sismico anche nelle aree non abitate, dove talvolta costituisce l'unico record. Informazioni queste, utili ai fini di una corretta programmazione territoriale, sia a scala locale sia a scala regionale. E' questo il caso di alcune località della Puglia, in cui sono stati trovati massi di notevoli dimensioni " boulders" trasportati sulla costa dalla violenza dello tsunami innescato dal terremoto del 1743 ( Mastronuzzi et al., 2007), per le quali è stato possibile assegnare un valore di Intensità (Nappi et al. 2015, Gaudiosi et al., 2015).
La scala ESI per una corretta valutazione degli effetti degli tsunami nel Mediterraneo.
SABINA PORFIDO
2015
Abstract
Quando diciamo tsunami pensiamo inevitabilmente al Giappone ed agli effetti catastrofici che si verificarono a seguito del terremoto di M=9, a largo delle sue coste nel 2011. D'altra parte il nome tsunami è di origine giapponese e vuol dire "onda del porto", una terminologia ormai divenuta di uso comune a livello globale. Gli tsunami sono causati da ampie dislocazioni che avvengono sul fondo del mare, e che sono dovute principalmente a terremoti, attività vulcanica e fenomeni franosi sottomarini di ampie dimensioni. Anche il Mediterraneo è stato interessato sia in epoca storica, sia più di recente da tsunami che hanno colpito gli insediamenti abitativi posti lungo le coste provocando non solo livelli di danneggiamento elevati, ma anche la perdita di numerose vite umane. A partire dalla famosa eruzione del 79 A.D. (Milia et al., 2008; NOAA 2015, Maramai et al., 2014; Sacchi M., 2015), che innescò uno tsunami in tutto il Golfo di Napoli, vengono illustrati brevemente alcuni tra gli tsunami più catastrofici che nel corso dei secoli hanno colpito soprattutto le coste dell'Italia meridionale, dalla Campania, alla Sicilia, Calabria e Puglia: Dicembre 2002 Stromboli (Nappi et al., 2004; Maramai et al., 2005) Febbraio 1783 Scilla (Bozzano et al., 2010; Blumetti et al., 2015),Dicembre 1908 Reggio Calabria-Messina ( Comerci et al., 2015)Febbraio 1743 Puglia meridionale, da Brindisi sino al Golfo di Taranto (Mastronuzzi et al., 2007; Nappi et al. 2015; Gaudiosi et al., 2015). Nello studio dei terremoti storici, come degli tsunami, risulta fondamentale l'approccio multidisciplinare che vede focalizzate le sinergie anche di discipline estremamente diverse tra loro, come possono essere le scienze umanistiche e le scienze dure.Viene inoltre illustrata la nuova scala macrosismica denominata Esi scale 2007, basata esclusivamente sugli effetti ambientali (Michetti et al, 2007) ed il contributo che essa può fornire soprattutto nella valutazione degli effetti al suolo, che sempre accompagnano gli eventi sismici soprattutto quelli di elevata energia, dando la possibilità di avere un quadro più completo dello scenario sismico, quindi utile per una migliore definizione del rischio sismico anche nelle aree non abitate, dove talvolta costituisce l'unico record. Informazioni queste, utili ai fini di una corretta programmazione territoriale, sia a scala locale sia a scala regionale. E' questo il caso di alcune località della Puglia, in cui sono stati trovati massi di notevoli dimensioni " boulders" trasportati sulla costa dalla violenza dello tsunami innescato dal terremoto del 1743 ( Mastronuzzi et al., 2007), per le quali è stato possibile assegnare un valore di Intensità (Nappi et al. 2015, Gaudiosi et al., 2015).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


