L'articolo è dedicato alle relazioni tra Cartagine e Tiro in età ellenistica. Al centro dell'indagine è collocata quella particolare tipologia di santuario detta "tophet" e, specificamente, il tophet di Cartagine. All'interno di un simile contesto, uno stimolo allo studio dei rapporti tra le due città è offerto da alcuni documenti epigrafici che attestano la frequentazione del santuario da parte di individui di origine fenicia, tiria nel particolare. I testi riprendono lo schema classico di dedica diffuso nei tophet (e nei luoghi di culto in genere) dopo il VI sec. a.C. e registrano l'indicazione di provenienza di un membro della famiglia dell'offerente oppure, in via più diretta, di colui che deposita il dono. Particolarmente interessante per il primo caso è la formula bn ?r, interpretata con il significato di « figlio di Tiro » : inserita alla fine della genealogia menzionata dal votante (in un caso forse al suo interno), essa sarebbe da riferire al primo antenato citato nelle dediche. Sarebbe indizio, in questo modo, dell'esistenza a Cartagine di famiglie di origine levantina in un periodo piuttosto tardo. che la datazione delle epigrafi rimanda al III-II sec. a.C. Per il secondo caso, invece, che ci riguarda più da vicino, sono da ricordare le espressioni h?ry, b?r e '? b?r' riportate a definire i dedicanti, rispettivamente, in CIS I, 3139, 2703 e 5865 15 : esse rendono testimonianza dell'utilizzo del tophet da parte di personaggi originari della città fenicia (non necessariamente stabilitisi nel territorio nordafricano in modo permanente). Come si può facilmente evincere, si tratta di una documentazione piuttosto esigua. Non per questo, tuttavia, essa non può trovare una propria collocazione, almeno preliminare, all'interno di una discussione più ampia, relativa - come indicato - ai rapporti tra Cartagine e Tiro.
Le relazioni tra Cartagine e Tiro in età ellenistica. Presente e memoria nel tophet di Salammbô
Giuseppe Garbati
2015
Abstract
L'articolo è dedicato alle relazioni tra Cartagine e Tiro in età ellenistica. Al centro dell'indagine è collocata quella particolare tipologia di santuario detta "tophet" e, specificamente, il tophet di Cartagine. All'interno di un simile contesto, uno stimolo allo studio dei rapporti tra le due città è offerto da alcuni documenti epigrafici che attestano la frequentazione del santuario da parte di individui di origine fenicia, tiria nel particolare. I testi riprendono lo schema classico di dedica diffuso nei tophet (e nei luoghi di culto in genere) dopo il VI sec. a.C. e registrano l'indicazione di provenienza di un membro della famiglia dell'offerente oppure, in via più diretta, di colui che deposita il dono. Particolarmente interessante per il primo caso è la formula bn ?r, interpretata con il significato di « figlio di Tiro » : inserita alla fine della genealogia menzionata dal votante (in un caso forse al suo interno), essa sarebbe da riferire al primo antenato citato nelle dediche. Sarebbe indizio, in questo modo, dell'esistenza a Cartagine di famiglie di origine levantina in un periodo piuttosto tardo. che la datazione delle epigrafi rimanda al III-II sec. a.C. Per il secondo caso, invece, che ci riguarda più da vicino, sono da ricordare le espressioni h?ry, b?r e '? b?r' riportate a definire i dedicanti, rispettivamente, in CIS I, 3139, 2703 e 5865 15 : esse rendono testimonianza dell'utilizzo del tophet da parte di personaggi originari della città fenicia (non necessariamente stabilitisi nel territorio nordafricano in modo permanente). Come si può facilmente evincere, si tratta di una documentazione piuttosto esigua. Non per questo, tuttavia, essa non può trovare una propria collocazione, almeno preliminare, all'interno di una discussione più ampia, relativa - come indicato - ai rapporti tra Cartagine e Tiro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


