Nel contributo si documenta come san Francesco d'Assisi, insegnando a seguire il Vangelo e la parola di Dio "senza glossa", costrinse in qualche modo i cristiani a confrontarsi fino in fondo con il testo biblico, che presenta i monti come punto di incontro tra la terra e il cielo. Negli scritti sicuramente attribuibili al santo di Assisi le montagne non vengono mai nominate: eppure, non vi è dubbio che, anche se non citati in modo esplicito, i monti, dove Francesco si rifugiava per meditare e pregare in solitudine, appartengono pienamente a "sora nostra matre terra", come il creato viene definito dal "Cantico di frate sole". Così, l'allestimento del presepe a Greccio, che fece rivivere di notte in montagna tra i boschi la Natività, ebbe origine dalla aspirazione di Francesco di seguire perfettamente l'insegnamento di Gesù Cristo e calcarne le orme. Negli ultimi anni Francesco, accasciato da malattie e dolori sempre più forti, era pervaso da una gioia profonda e incontenibile per la coscienza di essere stato trasformato nel divino, di essere veramente un "altro Cristo": di quella esperienza mistica senza uguali, le stimmate, impresse sul suo corpo sulla montagna della Verna, rappresentarono il sigillo definitivo. Così, tra i numerosi suoi meriti, san Francesco ha anche quello di avere contribuito a cambiare la storia della montagna, intendendo con tale locuzione la storia del rapporto tra gli uomini e le "terre alte", perché, grazie alla sua azione e predicazione, la montagna è stata "liberata" dall'antico pregiudizio culturale che gravava su di essa dai tempi dei Greci e dei Romani, che consideravano le montagne antitetiche rispetto alla civiltà umana. Con la novità di una "sequela Christi" integrale, proponendo a tutti di seguire il Vangelo e la parola di Dio alla lettera, Francesco mostrò che, come aveva fatto Gesù, si poteva cercare e pregare Dio non al chiuso, ma all'aperto, nella solitudine del deserto e dei monti. Ciò determinò un cambiamento profondo nella mentalità: lungo l'Appennino, vera spina dorsale della penisola italiana, si cominciarono ad aprire spazi nuovi di preghiera, di convivialità e di incontro per religiosi e laici, luoghi di vita spirituale e di assistenza materiale. In questo modo, Francesco d'Assisi diede un contributo decisivo alla nuova immagine della montagna, che divenne progressivamente un luogo dell'anima e uno spazio religioso tra i più significativi.

Dal Cantico di Frate Sole alla sequela di Gesù Cristo «sine glossa»: il ruolo di Francesco d'Assisi nella metamorfosi dell'immagine della montagna

2019

Abstract

Nel contributo si documenta come san Francesco d'Assisi, insegnando a seguire il Vangelo e la parola di Dio "senza glossa", costrinse in qualche modo i cristiani a confrontarsi fino in fondo con il testo biblico, che presenta i monti come punto di incontro tra la terra e il cielo. Negli scritti sicuramente attribuibili al santo di Assisi le montagne non vengono mai nominate: eppure, non vi è dubbio che, anche se non citati in modo esplicito, i monti, dove Francesco si rifugiava per meditare e pregare in solitudine, appartengono pienamente a "sora nostra matre terra", come il creato viene definito dal "Cantico di frate sole". Così, l'allestimento del presepe a Greccio, che fece rivivere di notte in montagna tra i boschi la Natività, ebbe origine dalla aspirazione di Francesco di seguire perfettamente l'insegnamento di Gesù Cristo e calcarne le orme. Negli ultimi anni Francesco, accasciato da malattie e dolori sempre più forti, era pervaso da una gioia profonda e incontenibile per la coscienza di essere stato trasformato nel divino, di essere veramente un "altro Cristo": di quella esperienza mistica senza uguali, le stimmate, impresse sul suo corpo sulla montagna della Verna, rappresentarono il sigillo definitivo. Così, tra i numerosi suoi meriti, san Francesco ha anche quello di avere contribuito a cambiare la storia della montagna, intendendo con tale locuzione la storia del rapporto tra gli uomini e le "terre alte", perché, grazie alla sua azione e predicazione, la montagna è stata "liberata" dall'antico pregiudizio culturale che gravava su di essa dai tempi dei Greci e dei Romani, che consideravano le montagne antitetiche rispetto alla civiltà umana. Con la novità di una "sequela Christi" integrale, proponendo a tutti di seguire il Vangelo e la parola di Dio alla lettera, Francesco mostrò che, come aveva fatto Gesù, si poteva cercare e pregare Dio non al chiuso, ma all'aperto, nella solitudine del deserto e dei monti. Ciò determinò un cambiamento profondo nella mentalità: lungo l'Appennino, vera spina dorsale della penisola italiana, si cominciarono ad aprire spazi nuovi di preghiera, di convivialità e di incontro per religiosi e laici, luoghi di vita spirituale e di assistenza materiale. In questo modo, Francesco d'Assisi diede un contributo decisivo alla nuova immagine della montagna, che divenne progressivamente un luogo dell'anima e uno spazio religioso tra i più significativi.
2019
Istituto di Studi sul Mediterraneo - ISMed
Italiano
Salvatori, Franco
L'apporto della Geografia tra rivoluzioni e riforme. Atti del XXXII Congresso Geografico Italiano
L'apporto della Geografia tra rivoluzioni e riforme. Atti del XXXII Congresso Geografico Italiano
1547
1553
7
978-88-942641-2-8
Sì, ma tipo non specificato
7-10/06/2017
Roma
montagna
san Francesco d'Assisi
1
none
Francesco M. Cardarelli
273
info:eu-repo/semantics/conferenceObject
04 Contributo in convegno::04.01 Contributo in Atti di convegno
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/382402
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