Numerosi studi ipotizzano effetti meteo-climatici di eventi El Niño e La Niña in settori dell'Europa e del Mediterraneo nel corso degli ultimi secoli (Fraedrich e Müller, 1992; Brönniman et al., 2007; López-Parages et al., 2015). La non stazionarietà del "segnale" e la complessità delle teleconnessioni non agevolano l'individuazione degli "schemi" (Randel, 2004). Si considerano tre casi di studio: A) le "moderne" condizioni della El Niño-Southern Oscillation si sviluppano nel terzo millennio p.e.v. (Moy et al., 2002) mentre nel Mediterraneo evolve la fase che culmina con l'evento datato "4.2 ka BP". Uno studio degli speleotemi delle Mannute (Puglia) ha identificato un possibile cambiamento delle precipitazioni su scala plurisecolare in accordo con il mutamento vegetazionale nel Mediterraneo centrale (Delle Rose, 2016). Tale trend è in fase con il rafforzamento de El Niño ricostruito da Rein et al. (2005) da proxy secondari dei fondali al largo di Lima. B) durante l'Anomalia Climatica Medievale, caratterizzata nel Pacifico da La Niña (Mann et al., 2009), le condizioni El Niño (Cobb et al., 2003) hanno prodotto deboli impatti meteo-idrogeologici (Rein et al., 2005). Tuttavia studi condotti in siti precolombiani sostengono un evento catastrofico (Mega El Niño) nell'XI secolo, a cui Grodzicki (1990) attribuisce la scomparsa del centro cerimoniale di Cahuachi (distretto di Nazca). Un recente studio geologico ha smentito tale ipotesi con margini di incertezza ora in corso di verifica (Delle Rose et al., 2019). Dubbi sull'entità dei dissesti possono essere, inoltre, sollevati per il sito di Pachacamac (Lima) sicché è l'energia complessiva dell'evento a suscitare perplessità. Nel Mediterraneo l'ACM è caratterizzata da condizioni molto articolate (Roberts et al., 2012) quindi identificare incidenze di ENSO appare una "sfida" insidiosa. C) Le correlazioni sembrano ancora più complesse per la Piccola Età Glaciale. Intensi El Niños tra i secoli XVII e XIX sono in relazione con altrettanti episodi di Acqua Alta registrati a Venezia senza assumere, però, un significato statistico (Camuffo et al., 2000). D'altra parte, l'aumento di frequenza e intensità delle tempeste nel Mediterraneo durante la PEG è sostenuto da vari studi (es. Degeai et al., 2015) e la movimentazione di blocchi di roccia per effetto di forti mareggiate, piuttosto che per tsunami sismogenici, è di grande attualità (Marriner et al., 2017). E' stata così avviata una ricerca nel Golfo di Taranto che si avvale dell'analisi cinematica (anche per finalità di ingegneria costiera) di dati geomorfologici per definire parametri meteo-marini quali altezza e periodo delle ipotetiche onde di tempesta. Bibliografia - Brönniman et al. 2007, Climate Dynamics, 28, 181-197. Camuffo et al. 2000, Climatic Change, 46, 209-223. Cobb et al. 2003, Nature, 424, 271-276. Degeai et al. 2015, Quaternary Science Review, 129, 37-56. Delle Rose 2016, Journal of Climatology & Weather Forecasting, 4, 158. Delle Rose et al. 2019, Geosciences, 9, 80. Fraedrich e Müller 1992, International Journal of Climatology, 12, 25-31. Grodzicki 1990, in El Fenomeno El Niño, Uniwersytet Warszawski. López-Parages et al. 2015, Climate Dynamics, 45, 867-880. Mann et al. 2009, Science, 326, 1256-1260. Marriner et al. 2017, Science Advances, 3, e1700485. Moy et al. 2002, Nature, 420, 162-165. Randel 2004, Nature, 431, 920-921. Rein et al. 2005, Paleoceanography, 20, PA4003. Roberts et al. 2012, Global and Planetary Change, 84-85, 23-34.

Fasi climatiche tardo oloceniche del Mediterraneo e possibili teleconnessioni con El Niño-Southern Oscillation: tre casi di studio.

Marco Delle Rose
2019

Abstract

Numerosi studi ipotizzano effetti meteo-climatici di eventi El Niño e La Niña in settori dell'Europa e del Mediterraneo nel corso degli ultimi secoli (Fraedrich e Müller, 1992; Brönniman et al., 2007; López-Parages et al., 2015). La non stazionarietà del "segnale" e la complessità delle teleconnessioni non agevolano l'individuazione degli "schemi" (Randel, 2004). Si considerano tre casi di studio: A) le "moderne" condizioni della El Niño-Southern Oscillation si sviluppano nel terzo millennio p.e.v. (Moy et al., 2002) mentre nel Mediterraneo evolve la fase che culmina con l'evento datato "4.2 ka BP". Uno studio degli speleotemi delle Mannute (Puglia) ha identificato un possibile cambiamento delle precipitazioni su scala plurisecolare in accordo con il mutamento vegetazionale nel Mediterraneo centrale (Delle Rose, 2016). Tale trend è in fase con il rafforzamento de El Niño ricostruito da Rein et al. (2005) da proxy secondari dei fondali al largo di Lima. B) durante l'Anomalia Climatica Medievale, caratterizzata nel Pacifico da La Niña (Mann et al., 2009), le condizioni El Niño (Cobb et al., 2003) hanno prodotto deboli impatti meteo-idrogeologici (Rein et al., 2005). Tuttavia studi condotti in siti precolombiani sostengono un evento catastrofico (Mega El Niño) nell'XI secolo, a cui Grodzicki (1990) attribuisce la scomparsa del centro cerimoniale di Cahuachi (distretto di Nazca). Un recente studio geologico ha smentito tale ipotesi con margini di incertezza ora in corso di verifica (Delle Rose et al., 2019). Dubbi sull'entità dei dissesti possono essere, inoltre, sollevati per il sito di Pachacamac (Lima) sicché è l'energia complessiva dell'evento a suscitare perplessità. Nel Mediterraneo l'ACM è caratterizzata da condizioni molto articolate (Roberts et al., 2012) quindi identificare incidenze di ENSO appare una "sfida" insidiosa. C) Le correlazioni sembrano ancora più complesse per la Piccola Età Glaciale. Intensi El Niños tra i secoli XVII e XIX sono in relazione con altrettanti episodi di Acqua Alta registrati a Venezia senza assumere, però, un significato statistico (Camuffo et al., 2000). D'altra parte, l'aumento di frequenza e intensità delle tempeste nel Mediterraneo durante la PEG è sostenuto da vari studi (es. Degeai et al., 2015) e la movimentazione di blocchi di roccia per effetto di forti mareggiate, piuttosto che per tsunami sismogenici, è di grande attualità (Marriner et al., 2017). E' stata così avviata una ricerca nel Golfo di Taranto che si avvale dell'analisi cinematica (anche per finalità di ingegneria costiera) di dati geomorfologici per definire parametri meteo-marini quali altezza e periodo delle ipotetiche onde di tempesta. Bibliografia - Brönniman et al. 2007, Climate Dynamics, 28, 181-197. Camuffo et al. 2000, Climatic Change, 46, 209-223. Cobb et al. 2003, Nature, 424, 271-276. Degeai et al. 2015, Quaternary Science Review, 129, 37-56. Delle Rose 2016, Journal of Climatology & Weather Forecasting, 4, 158. Delle Rose et al. 2019, Geosciences, 9, 80. Fraedrich e Müller 1992, International Journal of Climatology, 12, 25-31. Grodzicki 1990, in El Fenomeno El Niño, Uniwersytet Warszawski. López-Parages et al. 2015, Climate Dynamics, 45, 867-880. Mann et al. 2009, Science, 326, 1256-1260. Marriner et al. 2017, Science Advances, 3, e1700485. Moy et al. 2002, Nature, 420, 162-165. Randel 2004, Nature, 431, 920-921. Rein et al. 2005, Paleoceanography, 20, PA4003. Roberts et al. 2012, Global and Planetary Change, 84-85, 23-34.
2019
El Niño-Southern Oscillation
4.2 ka event
anomalia climatica medievale
piccola età glaciale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/388285
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