L'aumento della domanda di dispositivi da parte della popolazione e il conseguente aumento del consumo di suolo necessario per farli funzionare influenzano anche la gestione e la trasformazione delle materie prime e dei rifiuti urbani, in particolare il settore del rifiuto elettrico ed elettronico, sia per i suoi volumi economici e materiali, sia per le sue potenziali conseguenze sociali ed ambientali. La dislocazione geografica di quel capitale naturale, prevalentemente costituita da materie prime (litio, terre rare, ecc.) e risorse impiegate per gli impianti di produzione dei nostri oggetti elettronici di consumo (suolo, acqua, aria), ci hanno abituati ad un'origine remota del nostro smartphone o del nostro tablet. Ma il fatto che questa condizione venga ormai data per scontata non ci esime dal porci certe domande, soprattutto una volta appresi dati inquietanti sulle conseguenze etiche, ambientali ed economiche dell'invio dei nostri dispositivi in luoghi altrettanto remoti sotto forma di e-Waste. La normativa cui di solito si fa capo in materia di rifiuto elettronico (direttiva 2012/19/UE) non basta per comprendere il problema dei rifiuti informatici (che sono solo una parte dei RAEE). Il mondo dell'electronic and electrical engineering (EEE), richiede cicli di raccolta e smaltimento dedicati già in fase di produzione delle macchine. Ma quando queste si trasformano e-Waste propriamente detto, una parte di esse verrà recuperata e riutilizzata come materia prima (oro, argento, rame e altri metalli riassorbibili nel circuito di economia circolare delle cosiddette "miniere urbane"). Un'altra parte, non recuperabile e spesso non inerte, va invece assolutamente raccolta, tracciata e trattata: si tratta di materiale spesso cancerogeno che è oneroso da stoccare o smaltire nel rispetto delle normative ambientali tipiche di paesi a economia avanzata come quelli europei. Inoltre dal punto di vista delle attività della pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale l'attenzione a valutare l'impatto ambientale di sempre più estesi data center a livello di policy degli strumenti di pianificazione territoriale sembra scarso, considerando che, dal punto di vista dell'uso del suolo, della collocazione spaziale, del consumo di acqua per il raffreddamento e dei problemi di impermeabilizzazione, i data center sono equiparabili ad aree industriali. Pertanto, sia la rilevazione della presenza degli esistenti che la loro realizzazione ex novo meriterebbero rispettivamente una fase di analisi e di progetto dedicata nella pianificazione spaziale e contribuirebbero a implementare strategie per la gestione sostenibile del capitale naturale.
Pianificazione ambientale ed e-Waste: dalle terre rare alla miniera urbana
Alexander Palummo
2022
Abstract
L'aumento della domanda di dispositivi da parte della popolazione e il conseguente aumento del consumo di suolo necessario per farli funzionare influenzano anche la gestione e la trasformazione delle materie prime e dei rifiuti urbani, in particolare il settore del rifiuto elettrico ed elettronico, sia per i suoi volumi economici e materiali, sia per le sue potenziali conseguenze sociali ed ambientali. La dislocazione geografica di quel capitale naturale, prevalentemente costituita da materie prime (litio, terre rare, ecc.) e risorse impiegate per gli impianti di produzione dei nostri oggetti elettronici di consumo (suolo, acqua, aria), ci hanno abituati ad un'origine remota del nostro smartphone o del nostro tablet. Ma il fatto che questa condizione venga ormai data per scontata non ci esime dal porci certe domande, soprattutto una volta appresi dati inquietanti sulle conseguenze etiche, ambientali ed economiche dell'invio dei nostri dispositivi in luoghi altrettanto remoti sotto forma di e-Waste. La normativa cui di solito si fa capo in materia di rifiuto elettronico (direttiva 2012/19/UE) non basta per comprendere il problema dei rifiuti informatici (che sono solo una parte dei RAEE). Il mondo dell'electronic and electrical engineering (EEE), richiede cicli di raccolta e smaltimento dedicati già in fase di produzione delle macchine. Ma quando queste si trasformano e-Waste propriamente detto, una parte di esse verrà recuperata e riutilizzata come materia prima (oro, argento, rame e altri metalli riassorbibili nel circuito di economia circolare delle cosiddette "miniere urbane"). Un'altra parte, non recuperabile e spesso non inerte, va invece assolutamente raccolta, tracciata e trattata: si tratta di materiale spesso cancerogeno che è oneroso da stoccare o smaltire nel rispetto delle normative ambientali tipiche di paesi a economia avanzata come quelli europei. Inoltre dal punto di vista delle attività della pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale l'attenzione a valutare l'impatto ambientale di sempre più estesi data center a livello di policy degli strumenti di pianificazione territoriale sembra scarso, considerando che, dal punto di vista dell'uso del suolo, della collocazione spaziale, del consumo di acqua per il raffreddamento e dei problemi di impermeabilizzazione, i data center sono equiparabili ad aree industriali. Pertanto, sia la rilevazione della presenza degli esistenti che la loro realizzazione ex novo meriterebbero rispettivamente una fase di analisi e di progetto dedicata nella pianificazione spaziale e contribuirebbero a implementare strategie per la gestione sostenibile del capitale naturale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


