In epoca moderna, l’Ogliastra presenta un quadro linguistico complesso, caratterizzato da competenze plurilingui in ambito notarile e dinamiche comunicative non sempre uniformi e definite, sia nel tempo sia nei contesti di relazione. Tale complessità si estende fino all’età sabauda, rappresentando il passaggio da un mondo culturale a un altro. Con l’obiettivo di indagare l’evoluzione del quadro linguistico ogliastrino alla fine del Settecento – un periodo in cui la politica sabauda intraprende una fase di minore indulgenza nei confronti delle lingue iberiche – si esaminano nell’articolo alcune situazioni comunicative di area tortoliese, emerse dalla documentazione del notaio Stanislao Pasqual Loi (1771-1800). In base a tale documentazione, per i testi scritti si conferma l’utilizzo del castigliano ancora negli ultimi decenni del Settecento, mentre riguardo alla sfera dell’oralità, la medesima documentazione offre esempi significativi sull’impiego verbale del sardo e del castigliano, definendo per il primo un ruolo non univoco. Da un lato, infatti, il sardo emerge come unico codice linguistico effettivamente inteso da un vasto numero di persone; dall’altro, risulta una lingua di uso comune, non necessariamente vincolata allo status sociale o al grado di istruzione dei singoli individui, come dimostra il fatto che è adottato in più occasioni anche da chi può esprimersi in castigliano.

Scrivere in castigliano, parlare in sardo. Esempi di contesti comunicativi in Ogliastra (XVIII secolo)

Cadeddu Maria Eugenia
2023

Abstract

In epoca moderna, l’Ogliastra presenta un quadro linguistico complesso, caratterizzato da competenze plurilingui in ambito notarile e dinamiche comunicative non sempre uniformi e definite, sia nel tempo sia nei contesti di relazione. Tale complessità si estende fino all’età sabauda, rappresentando il passaggio da un mondo culturale a un altro. Con l’obiettivo di indagare l’evoluzione del quadro linguistico ogliastrino alla fine del Settecento – un periodo in cui la politica sabauda intraprende una fase di minore indulgenza nei confronti delle lingue iberiche – si esaminano nell’articolo alcune situazioni comunicative di area tortoliese, emerse dalla documentazione del notaio Stanislao Pasqual Loi (1771-1800). In base a tale documentazione, per i testi scritti si conferma l’utilizzo del castigliano ancora negli ultimi decenni del Settecento, mentre riguardo alla sfera dell’oralità, la medesima documentazione offre esempi significativi sull’impiego verbale del sardo e del castigliano, definendo per il primo un ruolo non univoco. Da un lato, infatti, il sardo emerge come unico codice linguistico effettivamente inteso da un vasto numero di persone; dall’altro, risulta una lingua di uso comune, non necessariamente vincolata allo status sociale o al grado di istruzione dei singoli individui, come dimostra il fatto che è adottato in più occasioni anche da chi può esprimersi in castigliano.
2023
Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee - ILIESI
978-88-3312-108-6
plurilinguismo, Sardegna, atti notarili
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/521576
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