From the mid-17th century BCE onwards, contacts developed between the Aegean world and the central Mediterranean, facilitated by the westward expansion of Mycenaean and Cypriot-Levantine trade routes. These maritime routes involved Sicily, the Aeolian and Phlegraean islands, and, later, Sardinia, with a primary focus on strategic raw materials. The exchanges included imported Mycenaean pottery, valued both as containers for goods and for their aesthetic and functional qualities, as well as products from the eastern Mediterranean. In the 14th century BCE, contacts between Cyprus and Sicily intensified, as evidenced by finds at Salina, Thapsos, and Cannatello. The 13th century BCE saw a significant Nuragic presence in Sicily, Crete, and Cyprus. These interactions, rooted in both economic and cultural interests, continued –albeit in diversified forms – even after the collapse of the Mycenaean palatial system. Between the end of the Recent Bronze Age and the beginning of Final Bronze Age, connections with the Adriatic and the Italian peninsula grew stronger, involving exchanges of fine ceramics and valuable raw materials with the Cypriot-Levantine area as well. In Sicily, despite the considerable influx of Aegean imports, local ceramic production retained distinctive features, adopting foreign techniques and models only partially – perhaps as a means of expressing the identity of local elites.

A partire dalla metà, circa, del XVII secolo a.C., si sviluppano contatti tra il mondo egeo e il Mediterraneo centrale, favoriti dall’espansione delle direttrici commerciali micenee e cipriote-levantine verso ovest. Le rotte coinvolgono la Sicilia, le isole Eolie e Flegree e, più tardi, anche la Sardegna, puntando a materie prime strategiche. Gli scambi comprendono ceramiche micenee importate, apprezzate sia come vettore di merci che per il loro valore estetico e funzionale, e produzioni del Mediterraneo orientale. Nel XIV secolo a.C., aumentano i contatti tra Cipro e la Sicilia, testimoniati da ritrovamenti a Salina, Thapsos e Cannatello. Nel XIII secolo si registra una significativa presenza nuragica in Sicilia, Creta e Cipro. Questi rapporti, basati su interessi economici e culturali, continuano, diversificandosi, anche dopo il crollo della civiltà palaziale micenea. Tra la fine del Bronzo recente e l’inizio del Bronzo finale si intensificano i legami con l’Adriatico e l’Italia peninsulare, caratterizzati da scambi di ceramiche e materie prime di pregio anche con l’area cipriota-levantina. In Sicilia, nonostante le numerose importazioni egee, la produzione ceramica locale mantiene tratti distintivi, adottando solo parzialmente tecniche e modelli esterni, forse per esigenze identitarie delle élites locali.

La Sicilia e le Isole Eolie nel quadro dei fenomeni di connettività mediterranea del II millennio a.C.

Bettelli M.
2025

Abstract

From the mid-17th century BCE onwards, contacts developed between the Aegean world and the central Mediterranean, facilitated by the westward expansion of Mycenaean and Cypriot-Levantine trade routes. These maritime routes involved Sicily, the Aeolian and Phlegraean islands, and, later, Sardinia, with a primary focus on strategic raw materials. The exchanges included imported Mycenaean pottery, valued both as containers for goods and for their aesthetic and functional qualities, as well as products from the eastern Mediterranean. In the 14th century BCE, contacts between Cyprus and Sicily intensified, as evidenced by finds at Salina, Thapsos, and Cannatello. The 13th century BCE saw a significant Nuragic presence in Sicily, Crete, and Cyprus. These interactions, rooted in both economic and cultural interests, continued –albeit in diversified forms – even after the collapse of the Mycenaean palatial system. Between the end of the Recent Bronze Age and the beginning of Final Bronze Age, connections with the Adriatic and the Italian peninsula grew stronger, involving exchanges of fine ceramics and valuable raw materials with the Cypriot-Levantine area as well. In Sicily, despite the considerable influx of Aegean imports, local ceramic production retained distinctive features, adopting foreign techniques and models only partially – perhaps as a means of expressing the identity of local elites.
2025
Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale - ISPC
978-88-5491-688-3
A partire dalla metà, circa, del XVII secolo a.C., si sviluppano contatti tra il mondo egeo e il Mediterraneo centrale, favoriti dall’espansione delle direttrici commerciali micenee e cipriote-levantine verso ovest. Le rotte coinvolgono la Sicilia, le isole Eolie e Flegree e, più tardi, anche la Sardegna, puntando a materie prime strategiche. Gli scambi comprendono ceramiche micenee importate, apprezzate sia come vettore di merci che per il loro valore estetico e funzionale, e produzioni del Mediterraneo orientale. Nel XIV secolo a.C., aumentano i contatti tra Cipro e la Sicilia, testimoniati da ritrovamenti a Salina, Thapsos e Cannatello. Nel XIII secolo si registra una significativa presenza nuragica in Sicilia, Creta e Cipro. Questi rapporti, basati su interessi economici e culturali, continuano, diversificandosi, anche dopo il crollo della civiltà palaziale micenea. Tra la fine del Bronzo recente e l’inizio del Bronzo finale si intensificano i legami con l’Adriatico e l’Italia peninsulare, caratterizzati da scambi di ceramiche e materie prime di pregio anche con l’area cipriota-levantina. In Sicilia, nonostante le numerose importazioni egee, la produzione ceramica locale mantiene tratti distintivi, adottando solo parzialmente tecniche e modelli esterni, forse per esigenze identitarie delle élites locali.
large islands, Bronze Age, cultural relations, exchange.
Mediterraneo, grandi isole, età del Bronzo, relazioni culturali, scambi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/559161
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