L’articolato territorio della Valle d’Aosta ha restituito evidenze di complesse e diacroniche modalità di interazione tra uomo, clima e natura nel corso dei millenni. Negli ultimi anni, numerosi interventi archeologici nell’arco alpino valdostano hanno evidenziato una significativa presenza di siti in alta quota, utilizzati tra la preistoria e l’età moderna per il controllo del territorio, la difesa degli insediamenti, il transito, la caccia e lo sfruttamento delle risorse. Una costante trasversale a molte epoche è rappresentata dalle attività di allevamento e pastorizia, considerate elementi chiave per comprendere il rapporto uomoambiente in contesto alpino. In particolare, per il periodo altomedievale, le fonti archeologiche e storiche sono scarse, rendendo difficile ricostruire le traiettorie insediative. L’ambiente alpino, inoltre, complica la lettura del passato per via del frequente riutilizzo di materiali e strutture e dell’impiego di materiali deperibili. Grazie alla collaborazione tra archeologia, archeometria e paleoecologia è possibile superare queste difficoltà. In questo articolo illustriamo come la raccolta e l’integrazione di dati da numerosi siti valdostani ha permesso di ipotizzare un rinnovato utilizzo delle aree d’alta montagna a scopo pastorale a partire almeno dal IX-X secolo d.C., anche in assenza di prove materiali dirette. Questi risultati aprono nuove prospettive di ricerca, che potranno condurre ad una comprensione più articolata delle dinamiche uomo-ambiente nelle Alpi valdostane.
Nuove prospettive di ricerca sulla riappropriazione dei pascoli d’altura in epoca altomedioevale.
Pini R.
2025
Abstract
L’articolato territorio della Valle d’Aosta ha restituito evidenze di complesse e diacroniche modalità di interazione tra uomo, clima e natura nel corso dei millenni. Negli ultimi anni, numerosi interventi archeologici nell’arco alpino valdostano hanno evidenziato una significativa presenza di siti in alta quota, utilizzati tra la preistoria e l’età moderna per il controllo del territorio, la difesa degli insediamenti, il transito, la caccia e lo sfruttamento delle risorse. Una costante trasversale a molte epoche è rappresentata dalle attività di allevamento e pastorizia, considerate elementi chiave per comprendere il rapporto uomoambiente in contesto alpino. In particolare, per il periodo altomedievale, le fonti archeologiche e storiche sono scarse, rendendo difficile ricostruire le traiettorie insediative. L’ambiente alpino, inoltre, complica la lettura del passato per via del frequente riutilizzo di materiali e strutture e dell’impiego di materiali deperibili. Grazie alla collaborazione tra archeologia, archeometria e paleoecologia è possibile superare queste difficoltà. In questo articolo illustriamo come la raccolta e l’integrazione di dati da numerosi siti valdostani ha permesso di ipotizzare un rinnovato utilizzo delle aree d’alta montagna a scopo pastorale a partire almeno dal IX-X secolo d.C., anche in assenza di prove materiali dirette. Questi risultati aprono nuove prospettive di ricerca, che potranno condurre ad una comprensione più articolata delle dinamiche uomo-ambiente nelle Alpi valdostane.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


