In continuità con lo studio presentato nel convegno Oltre Roma mediorepubblicana svoltosi a Roma nel 2017, è stato affidato a Laura Ambrosini, Dirigente di Ricerca dell’ISPC-Roma il compito di tracciare anche un quadro, necessariamente di sintesi, delle produzioni ceramiche del Lazio dalla fine del III al I secolo a.C. Lo studio è stato presentato nel convegno Internazionale “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi e idee, svoltosi a Roma, 25-27 ottobre 2023 ed ora edito a cura di F.M. Cifarelli - A. D’Alessio - S. Gatti - D. Palombi. Delineare l’eredità del Lazio nella produzione artigianale di età tardorepubblicana, cioè tra la fine del III sec. a.C. ed il I sec. a.C. è un’impresa ardua poiché mancano soprattutto edizioni di ceramiche provenienti da scavi stratigrafici che consentirebbero di organizzare cronologicamente i reperti che si conoscono da vecchie pubblicazioni e da vecchi scavi, da recuperi di emergenza o dai magazzini dei musei. Va detto che il panorama offerto recentemente da contesti dell’Urbe, del suburbio e di alcuni siti del Lazio (Tusculum o Collatia e Gabii) si sofferma sulla fase di passaggio tra la media e la tarda età repubblicana cioè su contesti databili tra la fine del III e la prima metà del II sec. a.C. Lo studio delle prodizioni ceramica laziali tra la fine del III sec. a.C. ed il I sec. a.C. ha riguardato la ceramica a vernice nera, a pareti sottili, comune, da fuoco, le anfore da trasporto, i dolia, i laterizi, le terrecotte architettoniche, la coroplastica e le lucerne. Inoltre vengono analizzate anche le anfore pseudo-panatenaiche, la ceramica italo-megarese, la Glass-Studded Ware (ceramica a pareti sottili con decorazione à la barbotine ed inserti di pasta vitrea), Gobelets de Rullius. Nel corso del II secolo a.C. è possibile osservare cambiamenti locali e regionali nella ceramica e negli utensili da cucina, l’introduzione di nuove tecnologie ceramiche e, in buona sostanza, una “romanizzazione” della produzione e del consumo. Sembra di poter delineare un panorama che viaggia su due livelli: uno nel quale nelle produzioni destinate al ceto medio basso si sviluppano forme ceramiche ancorate alle tradizioni precedenti, soprattutto etrusca, ed un altro nel quale le produzioni destinate al ceto più abbiente risentono dell’influsso ellenistico che elaborano sotto varie forme (si pensi soprattutto alla italo-megarese, le anfore pseudo-panatenaiche, la ceramica à la barbotine con inserti in pasta vitrea, etc.). L’ellenizzazione appare pronunciata a livello di élite mentre di evidenzia un crollo qualitativo cioè artistico nelle produzioni destinate a ceto medio-basso.
Le produzioni ceramiche del Lazio dalla fine del III al I sec. a.C.
AMBROSINI LAURA
2026
Abstract
In continuità con lo studio presentato nel convegno Oltre Roma mediorepubblicana svoltosi a Roma nel 2017, è stato affidato a Laura Ambrosini, Dirigente di Ricerca dell’ISPC-Roma il compito di tracciare anche un quadro, necessariamente di sintesi, delle produzioni ceramiche del Lazio dalla fine del III al I secolo a.C. Lo studio è stato presentato nel convegno Internazionale “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi e idee, svoltosi a Roma, 25-27 ottobre 2023 ed ora edito a cura di F.M. Cifarelli - A. D’Alessio - S. Gatti - D. Palombi. Delineare l’eredità del Lazio nella produzione artigianale di età tardorepubblicana, cioè tra la fine del III sec. a.C. ed il I sec. a.C. è un’impresa ardua poiché mancano soprattutto edizioni di ceramiche provenienti da scavi stratigrafici che consentirebbero di organizzare cronologicamente i reperti che si conoscono da vecchie pubblicazioni e da vecchi scavi, da recuperi di emergenza o dai magazzini dei musei. Va detto che il panorama offerto recentemente da contesti dell’Urbe, del suburbio e di alcuni siti del Lazio (Tusculum o Collatia e Gabii) si sofferma sulla fase di passaggio tra la media e la tarda età repubblicana cioè su contesti databili tra la fine del III e la prima metà del II sec. a.C. Lo studio delle prodizioni ceramica laziali tra la fine del III sec. a.C. ed il I sec. a.C. ha riguardato la ceramica a vernice nera, a pareti sottili, comune, da fuoco, le anfore da trasporto, i dolia, i laterizi, le terrecotte architettoniche, la coroplastica e le lucerne. Inoltre vengono analizzate anche le anfore pseudo-panatenaiche, la ceramica italo-megarese, la Glass-Studded Ware (ceramica a pareti sottili con decorazione à la barbotine ed inserti di pasta vitrea), Gobelets de Rullius. Nel corso del II secolo a.C. è possibile osservare cambiamenti locali e regionali nella ceramica e negli utensili da cucina, l’introduzione di nuove tecnologie ceramiche e, in buona sostanza, una “romanizzazione” della produzione e del consumo. Sembra di poter delineare un panorama che viaggia su due livelli: uno nel quale nelle produzioni destinate al ceto medio basso si sviluppano forme ceramiche ancorate alle tradizioni precedenti, soprattutto etrusca, ed un altro nel quale le produzioni destinate al ceto più abbiente risentono dell’influsso ellenistico che elaborano sotto varie forme (si pensi soprattutto alla italo-megarese, le anfore pseudo-panatenaiche, la ceramica à la barbotine con inserti in pasta vitrea, etc.). L’ellenizzazione appare pronunciata a livello di élite mentre di evidenzia un crollo qualitativo cioè artistico nelle produzioni destinate a ceto medio-basso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


