Il contributo tratta le peculiari mineralizzazioni dell’antico acquedotto sotterraneo di Sassari(Sardegna, Italia). E’ oramai assodato che le cavità artificiali possono ospitare speleotemi a volte completamente differenti da quelli che si sviluppano nelle grotte naturali. Questo è il caso anche di questo acquedotto, una galleria di circa 4 km scavata nel 1880 all’interno di calcari miocenici, per portare acqua dalla diga di Bunnari fino alla città. La galleria sotterranea ha intercettato, a circa 2 km dall’ingresso, una frattura da cui fuoriesce acqua. Poco a valle di questa venuta d’acqua si stanno sviluppando delle piccole concrezioni subacquee di forma cilindrica allungata. Gli speleotemi sono composti di calcite e crescono in una pozza d’acqua, profonda circa 10 cm, su una crosta di calcite di mezzo centimetro di spessore che riveste un sedimento incoerente, probabilmente depositatosi sul fondo della galleria a seguito di piene. La dimensione degli speleotemi varia da 2 a 5 cm in altezza e da 0,8 a 1,5 cm in diametro mentre la loro parete esterna ha uno spessore di 3-5 mm. La genesi e lo sviluppo di questi strani speleotemi subacquei è controllata dalla presenza di bolle stazionarie di gas sulla loro sommità, bolle che provengono dal substrato incoerente al di sotto del sottile crostone stalagmitico su cui si sviluppano gli speleotemi stessi. Le bolle stazionarie inducono fenomeni di diffusione e/o di evaporazione dalla soluzione alle bolle stesse, causando così un aumento di sovrasaturazione circoscritto alla cima dello speleotema. La precipitazione della calcite avviene per cristallizzazione indotta dal degassamento al margine inferiore della bolla stazionaria come richiesto dalla tensione superficiale. Il gas all’interno degli speleotemi tende ad avere una velocità ascendente molto bassa, ma sufficiente a mantenere un canalicolo aperto, che funziona esattamente come quello delle stalattiti, alimentando lo sviluppo apicale della concrezione. Per questo motivo si è deciso di chiamare questo nuovo tipo di speleotema “anti-stalattiti subacquee”.
Lo scrigno minerale del vecchio acquedotto di Sassari
Sanna, Laura
2024
Abstract
Il contributo tratta le peculiari mineralizzazioni dell’antico acquedotto sotterraneo di Sassari(Sardegna, Italia). E’ oramai assodato che le cavità artificiali possono ospitare speleotemi a volte completamente differenti da quelli che si sviluppano nelle grotte naturali. Questo è il caso anche di questo acquedotto, una galleria di circa 4 km scavata nel 1880 all’interno di calcari miocenici, per portare acqua dalla diga di Bunnari fino alla città. La galleria sotterranea ha intercettato, a circa 2 km dall’ingresso, una frattura da cui fuoriesce acqua. Poco a valle di questa venuta d’acqua si stanno sviluppando delle piccole concrezioni subacquee di forma cilindrica allungata. Gli speleotemi sono composti di calcite e crescono in una pozza d’acqua, profonda circa 10 cm, su una crosta di calcite di mezzo centimetro di spessore che riveste un sedimento incoerente, probabilmente depositatosi sul fondo della galleria a seguito di piene. La dimensione degli speleotemi varia da 2 a 5 cm in altezza e da 0,8 a 1,5 cm in diametro mentre la loro parete esterna ha uno spessore di 3-5 mm. La genesi e lo sviluppo di questi strani speleotemi subacquei è controllata dalla presenza di bolle stazionarie di gas sulla loro sommità, bolle che provengono dal substrato incoerente al di sotto del sottile crostone stalagmitico su cui si sviluppano gli speleotemi stessi. Le bolle stazionarie inducono fenomeni di diffusione e/o di evaporazione dalla soluzione alle bolle stesse, causando così un aumento di sovrasaturazione circoscritto alla cima dello speleotema. La precipitazione della calcite avviene per cristallizzazione indotta dal degassamento al margine inferiore della bolla stazionaria come richiesto dalla tensione superficiale. Il gas all’interno degli speleotemi tende ad avere una velocità ascendente molto bassa, ma sufficiente a mantenere un canalicolo aperto, che funziona esattamente come quello delle stalattiti, alimentando lo sviluppo apicale della concrezione. Per questo motivo si è deciso di chiamare questo nuovo tipo di speleotema “anti-stalattiti subacquee”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


