l lavoro indaga il tema dell’anticorruzione alla luce della distribuzione delle competenze tra i diversi livelli di governo, come risultante dalla riforma del Titolo V della Costituzione, evidenziando le difficoltà di concepirlo come un oggetto definito, circoscritto, individuabile separatamente dalle altre materie di cui all’art. 117 Cost., dagli altri principi, dagli altri diritti. Piuttosto, esso si presenta come sintesi di una pluralità di interessi di rilievo costituzionale, connessi e quindi inscindibili, sì da non poter giustificare una competenza escludente, né per l’uno né per l’altro livello di governo. Il terreno dell’anticorruzione dimostra ancora una volta che le società moderne non possono essere governate attraverso la tecnica dell’enumerazione di materie, portatrici di argini, confini, se vogliamo dinamici – grazie al lavorio della giurisprudenza costituzionale – ma pur sempre fondanti il loro carattere saliente: le materie sono divisive. Sullo sfondo di tale scenario vengono analizzate le iniziative della Regione Lombardia e Puglia, cui va riconosciuto il ruolo di coautori nel completamento di una politica di contrasto alla corruzione, declinata sul differente livello di governo che appartiene loro, che muove in una visione coerentemente unitaria verso la difesa delle istanze di eguaglianza e di pari opportunità nella partecipazione alla vita economica e sociale di una comunità – aggredite dalla maladministration – dando piena attuazione alle «esigenze dell’autonomia e del decentramento» (art. 5 Cost.).
Le azioni in tema di politica anticorruzione della Regione Lombardia e della Regione Puglia
gianluca fasano
Primo
Conceptualization
2020
Abstract
l lavoro indaga il tema dell’anticorruzione alla luce della distribuzione delle competenze tra i diversi livelli di governo, come risultante dalla riforma del Titolo V della Costituzione, evidenziando le difficoltà di concepirlo come un oggetto definito, circoscritto, individuabile separatamente dalle altre materie di cui all’art. 117 Cost., dagli altri principi, dagli altri diritti. Piuttosto, esso si presenta come sintesi di una pluralità di interessi di rilievo costituzionale, connessi e quindi inscindibili, sì da non poter giustificare una competenza escludente, né per l’uno né per l’altro livello di governo. Il terreno dell’anticorruzione dimostra ancora una volta che le società moderne non possono essere governate attraverso la tecnica dell’enumerazione di materie, portatrici di argini, confini, se vogliamo dinamici – grazie al lavorio della giurisprudenza costituzionale – ma pur sempre fondanti il loro carattere saliente: le materie sono divisive. Sullo sfondo di tale scenario vengono analizzate le iniziative della Regione Lombardia e Puglia, cui va riconosciuto il ruolo di coautori nel completamento di una politica di contrasto alla corruzione, declinata sul differente livello di governo che appartiene loro, che muove in una visione coerentemente unitaria verso la difesa delle istanze di eguaglianza e di pari opportunità nella partecipazione alla vita economica e sociale di una comunità – aggredite dalla maladministration – dando piena attuazione alle «esigenze dell’autonomia e del decentramento» (art. 5 Cost.).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


