Nelle pagine dedicate agli ultimi anni del franchismo, José Antonio González Alcantud antropologo spagnolo e cattedratico dell'Universidad de Granda ha più volte insistito su un nodo che oltrepassa la sola storia spagnola: il rapporto tra repressione, memoria e costruzione della democrazia. Nei suoi scritti autobiografici, il carcere franchista è luogo di reclusione, dispositivo politico di disciplinamento dei corpi e di controllo delle coscienze. Allo stesso tempo, la sua riflessione mostra come la violenza di Stato non si esaurisca nell'evento repressivo, ma continui a operare anche dopo, attraverso l'oblio pubblico, la marginalizzazione delle testimonianze e la neutralizzazione del significato storico della resistenza. In questo quadro, la vicenda spagnola assume per l'antropologo un valore paradigmatico. La Transición, pur avendo consentito il passaggio formale alla democrazia, si sarebbe fondata anche su una rimozione della memoria conflittuale della guerra civile, del franchismo e dell'antifranquismo degli anni Sessanta e Settanta. Da qui la sua critica alle politiche dell'oblio, alla svalutazione morale delle generazioni che conobbero il carcere e la repressione, e alla mancata elaborazione di un vero momento fondativo capace di riconoscere pubblicamente il ruolo di chi lottò contro la dittatura. L'esperienza personale di González Alcantud, le detenzioni, la prigionia, il confronto diretto con la Brigada Político-Social, i ricordi del cortile del carcere si intrecciano così con una più ampia riflessione antropologica e politica sulla violenza, sulla costruzione selettiva della memoria e sulle nuove vulnerabilità delle società contemporanee di fronte al ritorno di linguaggi autoritari, nazionalismi aggressivi e pratiche di delegittimazione del dissenso. È a partire da questa duplice prospettiva, testimoniale e teorica, che proponiamo questa conversazione con José Antonio González Alcantud, per riflettere sui meccanismi della violenza politica, sui temi della repressione, del fascismo, della dittatura, della guerra e delle loro persistenti eredità nel presente.
“El deber de lucidez”. Dalla repressione franchista alle derive del presente. Dialogo con José Antonio González Alcantud
giorgia ruberaCo-primo
Writing – Review & Editing
2026
Abstract
Nelle pagine dedicate agli ultimi anni del franchismo, José Antonio González Alcantud antropologo spagnolo e cattedratico dell'Universidad de Granda ha più volte insistito su un nodo che oltrepassa la sola storia spagnola: il rapporto tra repressione, memoria e costruzione della democrazia. Nei suoi scritti autobiografici, il carcere franchista è luogo di reclusione, dispositivo politico di disciplinamento dei corpi e di controllo delle coscienze. Allo stesso tempo, la sua riflessione mostra come la violenza di Stato non si esaurisca nell'evento repressivo, ma continui a operare anche dopo, attraverso l'oblio pubblico, la marginalizzazione delle testimonianze e la neutralizzazione del significato storico della resistenza. In questo quadro, la vicenda spagnola assume per l'antropologo un valore paradigmatico. La Transición, pur avendo consentito il passaggio formale alla democrazia, si sarebbe fondata anche su una rimozione della memoria conflittuale della guerra civile, del franchismo e dell'antifranquismo degli anni Sessanta e Settanta. Da qui la sua critica alle politiche dell'oblio, alla svalutazione morale delle generazioni che conobbero il carcere e la repressione, e alla mancata elaborazione di un vero momento fondativo capace di riconoscere pubblicamente il ruolo di chi lottò contro la dittatura. L'esperienza personale di González Alcantud, le detenzioni, la prigionia, il confronto diretto con la Brigada Político-Social, i ricordi del cortile del carcere si intrecciano così con una più ampia riflessione antropologica e politica sulla violenza, sulla costruzione selettiva della memoria e sulle nuove vulnerabilità delle società contemporanee di fronte al ritorno di linguaggi autoritari, nazionalismi aggressivi e pratiche di delegittimazione del dissenso. È a partire da questa duplice prospettiva, testimoniale e teorica, che proponiamo questa conversazione con José Antonio González Alcantud, per riflettere sui meccanismi della violenza politica, sui temi della repressione, del fascismo, della dittatura, della guerra e delle loro persistenti eredità nel presente.| File | Dimensione | Formato | |
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