Il contributo studia gli effetti sull’Higher Education della crisi globale esplosa nel 2008, nel contesto mondiale, a partire da quello più conclamato e diffuso, la drastica diminuzione degli investimenti destinati all’istruzione da parte dei governi e delle famiglie, di modo che prevedibilmente il declino dell’istruzione e dell’apprendimento in senso lato risulta drammaticamente più grave nei Paesi più poveri. La crisi ha messo seriamente in discussione il progresso delle carriere dei laureati, ha ridotto sensibilmente le risorse per l’Higher Education e ha impoverito numerosi atenei; tagli cospicui hanno inoltre colpito il sostegno agli studenti e gli aiuti internazionali. Come reazione immediata, gli sforzi si sono concentrati sull’incremento dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi nel settore dell’istruzione e della formazione, da un lato accrescendo le performance dei relativi sistemi e degli insegnanti e la qualità dell’insegnamento/apprendimento, dall’altro aggiornando e potenziando le competenze nella formazione per il lavoro. Ovunque, nell’economia della conoscenza, l’Higher Education e la ricerca sono unanimemente riconosciute come principale baluardo contro la crisi, in quanto contribuiscono significativamente alla crescita economica e alla competitività. La crisi ha favorito la nascita nell’università di nuovi modelli di autonomia finanziaria, basati su un’accentuata differenziazione delle fonti di finanziamento che l’ha resa meno dipendente dai fondi pubblici: il classico monopolio governativo è in tal modo arretrato vistosamente di fronte all’avanzare del mercato. Sono esaminate le tendenze precipue del settore che la crisi ha accelerato e di cui lo Stato è divenuto il garante, accompagnando i processi in un equilibrio complessivo: la crescente omogeneizzazione, unificazione e standardizzazione si è venuta associando a una spinta sempre più rapida e massiccia verso la privatizzazione; la diversificazione delle forme di finanziamento ha fatto sì che i modelli più orientati al mercato e alla soddisfazione dei clienti si siano venuti combinando con il ruolo tradizionale del pubblico; l’ascesa dell’e-learning si unisce all’espansione generalizzata dell’ICT e dell’insegnamento/apprendimento mediato dalle tecnologie; è infine stabilmente in aumento la mobilità transnazionale delle istituzioni, dei docenti e degli studenti. Il contributo passa poi in rassegna le lessons learnt e le soluzioni sperimentali messe a punto nel mondo, dagli Stati Uniti, gli indiscussi protagonisti, ai leader emergenti, i Paesi asiatici e del Pacifico, per giungere all’Europa, che, pur tra le difficoltà, ha cercato di fronteggiare la crisi puntando proprio sull’istruzione, sulla formazione e sul profondo rinnovamento di entrambe. L’azione europea si è venuta infatti focalizzando: - sulla promozione della dimensione europea dell’Higher Education, sulla sua internazionalizzazione e integrale modernizzazione; - sull’impegno nel riconoscimento e nell’accreditamento dell’apprendimento non formale e informale, nell’occupazione giovanile e nelle iniziative imprenditoriali; - sullo sviluppo della qualità e dell’attrattività delle università europee, superando i punti deboli, quali la frammentazione del sistema accademico, il suo isolamento dall’imprenditoria e il netto divario che lo separa dal mercato del lavoro; - sullo sforzo duplice di garantire agli atenei sia l’autonomia che i fondi necessari nel medio-lungo periodo. L’articolo si sofferma quindi sulla voce dell’OECD, la quale sottolinea che l’Higher Education sembra fornire un vantaggio competitivo decisivo, in quanto garantisce impieghi più sicuri e stipendi più elevati, specialmente nell’incertezza economica e nell’instabilità finanziaria di lunga durata. Evidenzia infine la rilevanza e la portata della risposta tecnologica alla crisi, che ha ovviamente incrementato l’impiego massivo dell’ICT nell’istruzione, nell’apprendimento e nella diffusione della cultura in senso lato. Ciò ha contribuito validamente all’internazionalizzazione dell’Higher Education e a una vera democratizzazione dell’istruzione e della cultura.

Global crisis and Higher Education worldwide: a synthetic review.

Lisa Reggiani
2013

Abstract

Il contributo studia gli effetti sull’Higher Education della crisi globale esplosa nel 2008, nel contesto mondiale, a partire da quello più conclamato e diffuso, la drastica diminuzione degli investimenti destinati all’istruzione da parte dei governi e delle famiglie, di modo che prevedibilmente il declino dell’istruzione e dell’apprendimento in senso lato risulta drammaticamente più grave nei Paesi più poveri. La crisi ha messo seriamente in discussione il progresso delle carriere dei laureati, ha ridotto sensibilmente le risorse per l’Higher Education e ha impoverito numerosi atenei; tagli cospicui hanno inoltre colpito il sostegno agli studenti e gli aiuti internazionali. Come reazione immediata, gli sforzi si sono concentrati sull’incremento dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi nel settore dell’istruzione e della formazione, da un lato accrescendo le performance dei relativi sistemi e degli insegnanti e la qualità dell’insegnamento/apprendimento, dall’altro aggiornando e potenziando le competenze nella formazione per il lavoro. Ovunque, nell’economia della conoscenza, l’Higher Education e la ricerca sono unanimemente riconosciute come principale baluardo contro la crisi, in quanto contribuiscono significativamente alla crescita economica e alla competitività. La crisi ha favorito la nascita nell’università di nuovi modelli di autonomia finanziaria, basati su un’accentuata differenziazione delle fonti di finanziamento che l’ha resa meno dipendente dai fondi pubblici: il classico monopolio governativo è in tal modo arretrato vistosamente di fronte all’avanzare del mercato. Sono esaminate le tendenze precipue del settore che la crisi ha accelerato e di cui lo Stato è divenuto il garante, accompagnando i processi in un equilibrio complessivo: la crescente omogeneizzazione, unificazione e standardizzazione si è venuta associando a una spinta sempre più rapida e massiccia verso la privatizzazione; la diversificazione delle forme di finanziamento ha fatto sì che i modelli più orientati al mercato e alla soddisfazione dei clienti si siano venuti combinando con il ruolo tradizionale del pubblico; l’ascesa dell’e-learning si unisce all’espansione generalizzata dell’ICT e dell’insegnamento/apprendimento mediato dalle tecnologie; è infine stabilmente in aumento la mobilità transnazionale delle istituzioni, dei docenti e degli studenti. Il contributo passa poi in rassegna le lessons learnt e le soluzioni sperimentali messe a punto nel mondo, dagli Stati Uniti, gli indiscussi protagonisti, ai leader emergenti, i Paesi asiatici e del Pacifico, per giungere all’Europa, che, pur tra le difficoltà, ha cercato di fronteggiare la crisi puntando proprio sull’istruzione, sulla formazione e sul profondo rinnovamento di entrambe. L’azione europea si è venuta infatti focalizzando: - sulla promozione della dimensione europea dell’Higher Education, sulla sua internazionalizzazione e integrale modernizzazione; - sull’impegno nel riconoscimento e nell’accreditamento dell’apprendimento non formale e informale, nell’occupazione giovanile e nelle iniziative imprenditoriali; - sullo sviluppo della qualità e dell’attrattività delle università europee, superando i punti deboli, quali la frammentazione del sistema accademico, il suo isolamento dall’imprenditoria e il netto divario che lo separa dal mercato del lavoro; - sullo sforzo duplice di garantire agli atenei sia l’autonomia che i fondi necessari nel medio-lungo periodo. L’articolo si sofferma quindi sulla voce dell’OECD, la quale sottolinea che l’Higher Education sembra fornire un vantaggio competitivo decisivo, in quanto garantisce impieghi più sicuri e stipendi più elevati, specialmente nell’incertezza economica e nell’instabilità finanziaria di lunga durata. Evidenzia infine la rilevanza e la portata della risposta tecnologica alla crisi, che ha ovviamente incrementato l’impiego massivo dell’ICT nell’istruzione, nell’apprendimento e nella diffusione della cultura in senso lato. Ciò ha contribuito validamente all’internazionalizzazione dell’Higher Education e a una vera democratizzazione dell’istruzione e della cultura.
2013
SAC - soppressa (attivo dal 18/11/1923 al 31/12/2021)
Global economic crisis, Higher Education, Financial support, OECD, E-learning
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/596242
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