Muovendo da un’intervista in tedesco a Pierre Monnet, il contributo indaga la differente identità e collocazione delle Geisteswissenschaften, le “scienze dello spirito”, in Germania e in Francia, il diverso ruolo che rivestono nella società e le loro prospettive di sviluppo futuro. Il ragionamento si dipana nel quadro del progressivo rafforzamento della cooperazione didattica e accademica franco-tedesca e, più in generale, all’interno del processo di integrazione europea che vede, in coincidenza con lo sviluppo e il consolidamento dell’Unione, la crescente armonizzazione e omogeneizzazione dei sistemi di istruzione e formazione, dalla scuola all’Higher Education, e dei relativi criteri, metodi e standard, quanto a competenze, programmi e valutazione. Le scienze dello spirito – genuinamente tedesche nel loro nucleo ideale e nelle radici – corrispondono alle Kulturwissenschaften – le “scienze della civiltà”, che la indagano cioè nelle sue dimensioni materiali e simboliche – e comprendono la filosofia e l’ermeneutica, le scienze religiose e quelle artistiche, la linguistica e la filologia, e soprattutto le scienze storiche, in opposizione alle scienze della natura e alle scienze formali. Rappresentano perciò il baluardo della tradizione, che ha prevedibilmente nella storia il suo perno cardinale, e in Germania godono tuttora di un indiscusso prestigio mantenendo inalterata una rigogliosa fioritura, a differenza della Francia, in cui, a fronte della centralità della politica, prevalgono le scienze umane e sociali, i.e. la sociologia, il milieu positivistico e le tendenze deterministiche. E alla Germania, la patria d’elezione della scienza e delle scienze dello spirito in particolare, guarda apertamente, con speranza e aspettativa fiduciosa, il noto storico francese, perché nel panorama tedesco sono presenti numerosi segnali di rinnovamento, che garantiscono alle Geisteswissenschaften la vitalità e la durata, insieme con il respiro largo e ambizioso. In contrapposizione al monolitico centralismo francese e al conservatorismo della sua scuola e della sua università, in Germania la dinamica molteplicità dei tanti mercati del lavoro e l’accentuato sperimentalismo della didattica universitaria, metodicamente aperta alle novità, costituiscono il terreno più favorevole perché le scienze dello spirito da un lato si rinvigoriscano, arricchendosi di nuove idee e di nuovi stimoli, e si riconfigurino attualizzandosi continuamente; dall’altro, riescano a potenziare significativamente negli studenti i soft skills, le competenze e abilità più adatte a una società cosmopolita e multiculturale come la nuova Europa, un maggior rigore intellettuale e linguistico-culturale e una maggiore sensibilità per le differenze e la pluralità. Persistono tuttavia, in entrambi i Paesi, criticità e incertezze. La standardizzazione e l’irrigidimento dei corsi ha causato l’agonia delle discipline marginali, ostacolandone la libera sperimentazione e l’espansione in territori inesplorati, nella direzione della contaminazione disciplinare e dell’ibridazione multi- inter- e trans-disciplinare, tutti campi, questi, assai più promettenti per lo sviluppo della ricerca. L’ossessione per l’employability ha poi obiettivamente nuociuto alle scienze dello spirito, per la chiusura, graduale ma irreversibile, del mercato del lavoro. Secondo Pierre Monnet, l’unica soluzione, per superare i problemi e gli elementi di debolezza appena enucleati, è quella di instaurare una sinergia più stretta, scientifica e accademica in primis, fra i due Paesi, anche grazie ad un più avanzato networking fra le rispettive comunità di ricerca: proprio la concretezza della collaborazione fra i due sistemi di Higher Education e la condivisione della quotidianità del lavoro scientifico, infatti, possono rappresentare la via per l’armonizzazione reale delle identità tedesca e francese, preludio imprescindibile per un’autentica e compiuta integrazione europea.

The future of Geisteswissenschaften between Germany and France: talking with Pierre Monnet

REGGIANI LISA
2011

Abstract

Muovendo da un’intervista in tedesco a Pierre Monnet, il contributo indaga la differente identità e collocazione delle Geisteswissenschaften, le “scienze dello spirito”, in Germania e in Francia, il diverso ruolo che rivestono nella società e le loro prospettive di sviluppo futuro. Il ragionamento si dipana nel quadro del progressivo rafforzamento della cooperazione didattica e accademica franco-tedesca e, più in generale, all’interno del processo di integrazione europea che vede, in coincidenza con lo sviluppo e il consolidamento dell’Unione, la crescente armonizzazione e omogeneizzazione dei sistemi di istruzione e formazione, dalla scuola all’Higher Education, e dei relativi criteri, metodi e standard, quanto a competenze, programmi e valutazione. Le scienze dello spirito – genuinamente tedesche nel loro nucleo ideale e nelle radici – corrispondono alle Kulturwissenschaften – le “scienze della civiltà”, che la indagano cioè nelle sue dimensioni materiali e simboliche – e comprendono la filosofia e l’ermeneutica, le scienze religiose e quelle artistiche, la linguistica e la filologia, e soprattutto le scienze storiche, in opposizione alle scienze della natura e alle scienze formali. Rappresentano perciò il baluardo della tradizione, che ha prevedibilmente nella storia il suo perno cardinale, e in Germania godono tuttora di un indiscusso prestigio mantenendo inalterata una rigogliosa fioritura, a differenza della Francia, in cui, a fronte della centralità della politica, prevalgono le scienze umane e sociali, i.e. la sociologia, il milieu positivistico e le tendenze deterministiche. E alla Germania, la patria d’elezione della scienza e delle scienze dello spirito in particolare, guarda apertamente, con speranza e aspettativa fiduciosa, il noto storico francese, perché nel panorama tedesco sono presenti numerosi segnali di rinnovamento, che garantiscono alle Geisteswissenschaften la vitalità e la durata, insieme con il respiro largo e ambizioso. In contrapposizione al monolitico centralismo francese e al conservatorismo della sua scuola e della sua università, in Germania la dinamica molteplicità dei tanti mercati del lavoro e l’accentuato sperimentalismo della didattica universitaria, metodicamente aperta alle novità, costituiscono il terreno più favorevole perché le scienze dello spirito da un lato si rinvigoriscano, arricchendosi di nuove idee e di nuovi stimoli, e si riconfigurino attualizzandosi continuamente; dall’altro, riescano a potenziare significativamente negli studenti i soft skills, le competenze e abilità più adatte a una società cosmopolita e multiculturale come la nuova Europa, un maggior rigore intellettuale e linguistico-culturale e una maggiore sensibilità per le differenze e la pluralità. Persistono tuttavia, in entrambi i Paesi, criticità e incertezze. La standardizzazione e l’irrigidimento dei corsi ha causato l’agonia delle discipline marginali, ostacolandone la libera sperimentazione e l’espansione in territori inesplorati, nella direzione della contaminazione disciplinare e dell’ibridazione multi- inter- e trans-disciplinare, tutti campi, questi, assai più promettenti per lo sviluppo della ricerca. L’ossessione per l’employability ha poi obiettivamente nuociuto alle scienze dello spirito, per la chiusura, graduale ma irreversibile, del mercato del lavoro. Secondo Pierre Monnet, l’unica soluzione, per superare i problemi e gli elementi di debolezza appena enucleati, è quella di instaurare una sinergia più stretta, scientifica e accademica in primis, fra i due Paesi, anche grazie ad un più avanzato networking fra le rispettive comunità di ricerca: proprio la concretezza della collaborazione fra i due sistemi di Higher Education e la condivisione della quotidianità del lavoro scientifico, infatti, possono rappresentare la via per l’armonizzazione reale delle identità tedesca e francese, preludio imprescindibile per un’autentica e compiuta integrazione europea.
2011
Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile - IRCrES - Sede Secondaria Roma
Geisteswissenschaften, Sciences sociales et humaines, Civilization diversity, Employability, European Higher Education
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/596461
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