L'articolo analizza la frontiera di Ceuta nella sua dimensione materiale, simbolica e politica, interrogando il ruolo delle narrazioni e delle piattaforme digitali nella costruzione dell'immaginario contemporaneo delle migrazioni. Attraverso una lettura antropologica e critica delle rappresentazioni mediatiche, esamina i processi di disumanizzazione del soggetto migrante, con particolare attenzione alla retorica dell'invasione, alla produzione visuale della minaccia e alla circolazione transnazionale delle estetiche della violenza. Il contributo mette in relazione tali dinamiche con la pedagogia della crudeltà elaborata da Rita Laura Segato e con le prospettive postcoloniali di Frantz Fanon e Homi Bhabha. La frontiera emerge come luogo di conflitto tra appartenenze, desideri e dispositivi di potere, ma anche come spazio di contaminazione culturale e negoziazione identitaria. Particolare attenzione è dedicata alla produzione coloniale del desiderio dell'Europa e alla contraddizione tra la sua proiezione culturale globale e le politiche di respingimento. L'articolo propone infine un lavoro critico di traduzione degli immaginari e dei linguaggi politici, volto a restituire complessità e soggettività alle persone migranti.
Ceuta e la guerra delle narrazioni. Note su una frontiera.
Rubera GiorgiaPrimo
Writing – Original Draft Preparation
2026
Abstract
L'articolo analizza la frontiera di Ceuta nella sua dimensione materiale, simbolica e politica, interrogando il ruolo delle narrazioni e delle piattaforme digitali nella costruzione dell'immaginario contemporaneo delle migrazioni. Attraverso una lettura antropologica e critica delle rappresentazioni mediatiche, esamina i processi di disumanizzazione del soggetto migrante, con particolare attenzione alla retorica dell'invasione, alla produzione visuale della minaccia e alla circolazione transnazionale delle estetiche della violenza. Il contributo mette in relazione tali dinamiche con la pedagogia della crudeltà elaborata da Rita Laura Segato e con le prospettive postcoloniali di Frantz Fanon e Homi Bhabha. La frontiera emerge come luogo di conflitto tra appartenenze, desideri e dispositivi di potere, ma anche come spazio di contaminazione culturale e negoziazione identitaria. Particolare attenzione è dedicata alla produzione coloniale del desiderio dell'Europa e alla contraddizione tra la sua proiezione culturale globale e le politiche di respingimento. L'articolo propone infine un lavoro critico di traduzione degli immaginari e dei linguaggi politici, volto a restituire complessità e soggettività alle persone migranti.| File | Dimensione | Formato | |
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