L’ecosistema digitale contemporaneo ha trasformato profondamente le modalità attraverso cui le informazioni circolano, vengono interpretate e si stabilizzano come credenze condivise. La disinformazione, in questo contesto, non è riducibile alla semplice presenza di contenuti inaccurati, ma emerge dall’interazione fra tre dimensioni: le strutture architettoniche delle piattaforme, i processi cognitivi attraverso cui gli individui costruiscono significato, e le dinamiche socio-emotive che modellano la percezione della credibilità. In ambienti informativi caratterizzati da rapidità e relazionalità, l’interpretazione dei contenuti non avviene in forma isolata, ma come processo distribuito fra individui, gruppi e procedure algoritmiche, ciascuno dotato di propria logica e di propria capacità di orientare il significato [Scala 2026b]. Comprendere questi processi richiede di distinguere fra cyberspazio e infosfera: il primo designa le infrastrutture tecniche di circolazione dei dati, la seconda il dominio dei significati e delle pratiche interpretative che vi emergono. È a questo secondo livello che la disinformazione esercita la propria efficacia, influenzando i meccanismi di selezione, interpretazione e stabilizzazione delle narrative. L’analisi quantitativa su larga scala delle strutture di rete e dei pattern di diffusione ha permesso di osservare delle regolarità sistemiche in questi processi, evidenziando come la stabilizzazione delle credenze sia influenzata dall’interazione fra topologia delle reti, dinamiche di gruppo e logiche algoritmiche. Le sezioni seguenti esplorano come questi livelli operino concretamente nella diffusione della disinformazione: dalle architetture della visibilità che determinano quali contenuti diventano accessibili, alle proprietà dell’ambiguità narrativa che facilitano la circolazione virale, fino alle dinamiche socio-emotive che trasformano le credenze in marcatori identitari e al ruolo crescente dell’automazione nella produzione e amplificazione dei contenuti. L’analisi si conclude con alcune riflessioni sulle implicazioni di questo approccio sistemico per la comprensione e il contrasto della disinformazione.
Disordini informativi: tra infosfera e dinamiche socioemotive
Antonio Scala
Primo
;
2026
Abstract
L’ecosistema digitale contemporaneo ha trasformato profondamente le modalità attraverso cui le informazioni circolano, vengono interpretate e si stabilizzano come credenze condivise. La disinformazione, in questo contesto, non è riducibile alla semplice presenza di contenuti inaccurati, ma emerge dall’interazione fra tre dimensioni: le strutture architettoniche delle piattaforme, i processi cognitivi attraverso cui gli individui costruiscono significato, e le dinamiche socio-emotive che modellano la percezione della credibilità. In ambienti informativi caratterizzati da rapidità e relazionalità, l’interpretazione dei contenuti non avviene in forma isolata, ma come processo distribuito fra individui, gruppi e procedure algoritmiche, ciascuno dotato di propria logica e di propria capacità di orientare il significato [Scala 2026b]. Comprendere questi processi richiede di distinguere fra cyberspazio e infosfera: il primo designa le infrastrutture tecniche di circolazione dei dati, la seconda il dominio dei significati e delle pratiche interpretative che vi emergono. È a questo secondo livello che la disinformazione esercita la propria efficacia, influenzando i meccanismi di selezione, interpretazione e stabilizzazione delle narrative. L’analisi quantitativa su larga scala delle strutture di rete e dei pattern di diffusione ha permesso di osservare delle regolarità sistemiche in questi processi, evidenziando come la stabilizzazione delle credenze sia influenzata dall’interazione fra topologia delle reti, dinamiche di gruppo e logiche algoritmiche. Le sezioni seguenti esplorano come questi livelli operino concretamente nella diffusione della disinformazione: dalle architetture della visibilità che determinano quali contenuti diventano accessibili, alle proprietà dell’ambiguità narrativa che facilitano la circolazione virale, fino alle dinamiche socio-emotive che trasformano le credenze in marcatori identitari e al ruolo crescente dell’automazione nella produzione e amplificazione dei contenuti. L’analisi si conclude con alcune riflessioni sulle implicazioni di questo approccio sistemico per la comprensione e il contrasto della disinformazione.| File | Dimensione | Formato | |
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