I monti frumentari nel Regno di Napoli si diffusero soprattutto per contrastare il sistema del contratto alla voce. Questo sistema vessatorio di intralcio allo sviluppo dell'agricoltura era ben noto ai riformatori Settecenteschi, anche se accettato in quanto strumento necessario alle circostanze dell'agricoltore povero meridionale, il quale non aveva altro mezzo per sostenere l'agricoltura. Ma se la mancanza di denaro liquido nelle province era visto come il fattore per eccellenza dell'arretratezza del settore primario, solo alcuni di questi osservatori economici dell'epoca individuarono nel credito agrario e la riforma dei monti frumentari il sistema capace di sottrarre una volta e per tutte il dominio della produzione del grano ad un nugolo di negozianti poco scrupolosi. Molti riformatori napoletani anziché soffermarsi sul problema di come cercare di arginare la mancanza di moneta nel settore agricolo nelle province, proponevano soluzioni per risolvere l'annoso problema del rifornimento dei grani della Capitale e quindi il ruolo delle province in questa direzione. Solo in via accidentale, e solo alcuni di loro, erano sensibilizzati al problema della scarsa circolazione della moneta in provincia come uno dei fattori determinanti per lo sviluppo dell'agricoltura, proponendo quindi soluzioni legate al potenziamento dei monti frumentari o di istituzioni analoghe che avevano come comune denominatore la possibilità di offrire credito alla produzione a buon mercato. Due di questi, in particolare, sono da ricordare, uno più noto, l'altro meno: Giovan Battista Jannucci e Domenico Terlizzi de Feudis.
Tra teoria e pratica. Il Credito agrario nel Regno di Napoli nella seconda metà del XVIII secolo
Avallone Paola
2005
Abstract
I monti frumentari nel Regno di Napoli si diffusero soprattutto per contrastare il sistema del contratto alla voce. Questo sistema vessatorio di intralcio allo sviluppo dell'agricoltura era ben noto ai riformatori Settecenteschi, anche se accettato in quanto strumento necessario alle circostanze dell'agricoltore povero meridionale, il quale non aveva altro mezzo per sostenere l'agricoltura. Ma se la mancanza di denaro liquido nelle province era visto come il fattore per eccellenza dell'arretratezza del settore primario, solo alcuni di questi osservatori economici dell'epoca individuarono nel credito agrario e la riforma dei monti frumentari il sistema capace di sottrarre una volta e per tutte il dominio della produzione del grano ad un nugolo di negozianti poco scrupolosi. Molti riformatori napoletani anziché soffermarsi sul problema di come cercare di arginare la mancanza di moneta nel settore agricolo nelle province, proponevano soluzioni per risolvere l'annoso problema del rifornimento dei grani della Capitale e quindi il ruolo delle province in questa direzione. Solo in via accidentale, e solo alcuni di loro, erano sensibilizzati al problema della scarsa circolazione della moneta in provincia come uno dei fattori determinanti per lo sviluppo dell'agricoltura, proponendo quindi soluzioni legate al potenziamento dei monti frumentari o di istituzioni analoghe che avevano come comune denominatore la possibilità di offrire credito alla produzione a buon mercato. Due di questi, in particolare, sono da ricordare, uno più noto, l'altro meno: Giovan Battista Jannucci e Domenico Terlizzi de Feudis.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.