I paesaggi del Salento (Italia sud-orientale) sono condizionati dallo stile tettonico a horst e graben del basamento carbonatico cretaceo, già peraltro determinante gli ambienti deposizionali neogenici e quindi l'assetto stratigrafico dei relativi depositi. Le faglie delimitanti i blocchi ribassati e sollevati sono orientate NW-SE e individuano scarpate più o meno acclivi (Fig. 1). Il graben centrale si estende per oltre 50 km ed è solcato da numerosi brevi canali, gerarchicamente poco organizzati, il cui recapito è in genere costituito da cavità carsiche. La porzione settentrionale del graben è in gran parte occupata dal bacino endoreico del Torrente Asso (A in Fig. 1) il più esteso della penisola salentina. Come risulta dalle ricerche condotte, il relativo reticolo idrografico deriva solo in parte dall'evoluzione di impluvi naturali individuati nel Pleistocene Medio mentre, specie nei tratti terminali, è il risultato di opere di bonifica idraulica di paludi igienicamente malsane; attualmente esso assolve anche al compito di smaltire nel sottosuolo acque reflue e allagamenti (Delle Rose e Marras, 2008; Delle Rose, in stampa). Ancora nel corso del XIX secolo, ampie aree del bacino permanevano allagate sino a buona parte della stagione primaverile (De Giorgi, 1884), mentre studi botanici (Medagli et al., 1990) e archeologici (Arthur, 1999) suggeriscono maggiori estensioni areali e persistenza nel tempo delle zone umide nei secoli precedenti. Attualmente, in mancanza di interventi di manutenzione dei canali e asportazione dei fanghi alluviali dagli inghiottitoi carsici, il reticolo idrografico tende a scomparire per alluvionamento con conseguente espansione di zone umide e stagni temporanei. Obiettivo di questa nota è la ricostruzione dell'evoluzione del reticolo idrografico del Torrente Asso in relazione alle oscillazioni glacio-eustatiche e al basculamento tettonico regionale del Pleistocene Medio oltre che agli interventi, in varie epoche storiche, di regimazione delle acque superficiali con uso di cavità carsiche come inghiottitoi. Il tipo di studio condotto permette di definire e gestire le varie questioni relative alla protezione idrogeologica. Si mettono inoltre in evidenza i caratteri che permettono di inquadrare il bacino dell'Asso in una tipologia di graben-polje (sensu Gams, 1978), di stabilirne il grado di evoluzione (sensu Nicod, 2003) e di sottolineare analogie con strutture morfo-idrologico-tettoniche di regioni climaticamente simili al Salento.
Evoluzione del reticolo endoreico ed interventi antropici nel graben-polje dell'Asso.
Delle Rose M
2008
Abstract
I paesaggi del Salento (Italia sud-orientale) sono condizionati dallo stile tettonico a horst e graben del basamento carbonatico cretaceo, già peraltro determinante gli ambienti deposizionali neogenici e quindi l'assetto stratigrafico dei relativi depositi. Le faglie delimitanti i blocchi ribassati e sollevati sono orientate NW-SE e individuano scarpate più o meno acclivi (Fig. 1). Il graben centrale si estende per oltre 50 km ed è solcato da numerosi brevi canali, gerarchicamente poco organizzati, il cui recapito è in genere costituito da cavità carsiche. La porzione settentrionale del graben è in gran parte occupata dal bacino endoreico del Torrente Asso (A in Fig. 1) il più esteso della penisola salentina. Come risulta dalle ricerche condotte, il relativo reticolo idrografico deriva solo in parte dall'evoluzione di impluvi naturali individuati nel Pleistocene Medio mentre, specie nei tratti terminali, è il risultato di opere di bonifica idraulica di paludi igienicamente malsane; attualmente esso assolve anche al compito di smaltire nel sottosuolo acque reflue e allagamenti (Delle Rose e Marras, 2008; Delle Rose, in stampa). Ancora nel corso del XIX secolo, ampie aree del bacino permanevano allagate sino a buona parte della stagione primaverile (De Giorgi, 1884), mentre studi botanici (Medagli et al., 1990) e archeologici (Arthur, 1999) suggeriscono maggiori estensioni areali e persistenza nel tempo delle zone umide nei secoli precedenti. Attualmente, in mancanza di interventi di manutenzione dei canali e asportazione dei fanghi alluviali dagli inghiottitoi carsici, il reticolo idrografico tende a scomparire per alluvionamento con conseguente espansione di zone umide e stagni temporanei. Obiettivo di questa nota è la ricostruzione dell'evoluzione del reticolo idrografico del Torrente Asso in relazione alle oscillazioni glacio-eustatiche e al basculamento tettonico regionale del Pleistocene Medio oltre che agli interventi, in varie epoche storiche, di regimazione delle acque superficiali con uso di cavità carsiche come inghiottitoi. Il tipo di studio condotto permette di definire e gestire le varie questioni relative alla protezione idrogeologica. Si mettono inoltre in evidenza i caratteri che permettono di inquadrare il bacino dell'Asso in una tipologia di graben-polje (sensu Gams, 1978), di stabilirne il grado di evoluzione (sensu Nicod, 2003) e di sottolineare analogie con strutture morfo-idrologico-tettoniche di regioni climaticamente simili al Salento.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


