Negli anni '70 Pietro Pedeferri partecipò attivamente, insieme ad alcuni colleghi del Politecnico, alle ricerche scientifiche che a partire dalla fine degli anni '60 hanno accompagnato la storia conservativa della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti. In quegli anni si stava ancora cercando di capire se fosse possibile mantenere questa preziosa opera in bronzo dorato nella sua posizione originale, nel Battistero di Firenze. Per valutare l'efficacia delle metodologie proposte furono realizzati dei "sensori galvanici" che simulavano il comportamento della Porta e permettevano, mediante la misura della corrente galvanica, il monitoraggio in continuo della velocità di corrosione. Nel 2008 il gruppo di ricerca del Laboratorio MaMeCH (Materials and Methods for Culural Heritage), tenacemente voluto da Pietro Pedeferri al Politecnico, è stato nuovamente coinvolto nella fase finale del restauro della Porta e attualmente partecipa al progetto di monitoraggio promosso dal Museo dell'Opera del Duomo, dove la Porta è attualmente esposta al pubblico. Partendo dai promettenti risultati ottenuti negli anni '70 e grazie ai preziosi consigli di Pietro, sono stati messi a punto dei nuovi sensori galvanici per lo studio e il monitoraggio di bronzi dorati. Tali sensori si sono dimostrati un potente strumento per lo studio di nuove metodologie conservative per la protezione di opere in bronzo dorato. Essi permettono il monitoraggio in continuo della corrente galvanica, fornendo quindi dati quantitativi sulla velocità di degrado. Nel caso della Porta del Paradiso è possibile monitorare la velocità di corrosione al variare delle condizioni microclimatiche all'interno della teca in cui la è conservata.
La conservazione dei bronzi dorati, una vecchia passione di Pietro Pedeferri
Salvadori B;
2013
Abstract
Negli anni '70 Pietro Pedeferri partecipò attivamente, insieme ad alcuni colleghi del Politecnico, alle ricerche scientifiche che a partire dalla fine degli anni '60 hanno accompagnato la storia conservativa della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti. In quegli anni si stava ancora cercando di capire se fosse possibile mantenere questa preziosa opera in bronzo dorato nella sua posizione originale, nel Battistero di Firenze. Per valutare l'efficacia delle metodologie proposte furono realizzati dei "sensori galvanici" che simulavano il comportamento della Porta e permettevano, mediante la misura della corrente galvanica, il monitoraggio in continuo della velocità di corrosione. Nel 2008 il gruppo di ricerca del Laboratorio MaMeCH (Materials and Methods for Culural Heritage), tenacemente voluto da Pietro Pedeferri al Politecnico, è stato nuovamente coinvolto nella fase finale del restauro della Porta e attualmente partecipa al progetto di monitoraggio promosso dal Museo dell'Opera del Duomo, dove la Porta è attualmente esposta al pubblico. Partendo dai promettenti risultati ottenuti negli anni '70 e grazie ai preziosi consigli di Pietro, sono stati messi a punto dei nuovi sensori galvanici per lo studio e il monitoraggio di bronzi dorati. Tali sensori si sono dimostrati un potente strumento per lo studio di nuove metodologie conservative per la protezione di opere in bronzo dorato. Essi permettono il monitoraggio in continuo della corrente galvanica, fornendo quindi dati quantitativi sulla velocità di degrado. Nel caso della Porta del Paradiso è possibile monitorare la velocità di corrosione al variare delle condizioni microclimatiche all'interno della teca in cui la è conservata.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


