In questi ultimi anni il comparto ortofrutticolo è caratterizzato da un'elevata concorrenza economica e competitività tecnologica tra i grandi Paesi esportatori. In tale situazione è evidente che le caratteristiche estetiche, organolettiche e nutrizionali, assumeranno una rilevanza sempre maggiore. Inoltre, si esige un prodotto esente da residui chimici che potrebbero essere dannosi alla salute del consumatore. D'altra parte, la notevole intensità del sistema produttivo, e la bassa tolleranza imposta dal mercato riguardo alla presenza di alterazioni fisiologiche, patologiche o da insetti, impongono severi interventi per la difesa della produzione, la quale, nonostante gli importanti progressi raggiunti in questi ultimi anni sui metodi non chimici di lotta, è ancora fortemente dipendente dai trattamenti con pesticidi. In vista degli orientamenti legislativi internazionali in materia di residui e per i noti problemi derivanti dallo sviluppo di ceppi resistenti in seguito all'uso massiccio e prolungato dei pesticidi, vengono proposte nuove soluzioni basate sull'applicazione di appropriate tecnologie pre- e postraccolta. Tra queste ultime assumono una certa importanza le cosiddette 'tecnologie emergenti'. Queste comprendono il controllo biologico mediante microrganismi antagonisti (batteri, lieviti o funghi) che operano mediante competizione spaziale, sui nutrienti o sulla produzione di metabolici tossici per i patogeni; i trattamenti con sostanze naturali ad attività biocida (oli essenziali, estratti vegetali, acetaldeide, etc.); l'uso di sostanze 'GRAS' (generally regognised as safe) come l'acido acetico, i sali di carbonato o bicarbonato di sodio o di calcio; i trattamenti fisici (trattamenti con raggi ultravioletti, raggi gamma, e termoterapia), oltre, naturalmente, ai trattamenti di pulizia e disinfezione delle linee di lavoro, delle attrezzature utilizzate e degli ambienti di lavoro con cloro, ipoclorito, sali di ammonio quaternario, acido perossiacetico o con ozono, etc. (Barkai-Golan, 2001). Tra queste tecnologie, su scala commerciale è utilizzata soprattutto la termoterapia (trattamenti per immersione o 'drenching' in acqua calda, spazzolatura e trattamenti con acqua calda, condizionamento termico o trattamenti con vapore), effettuata a temperature e tempi diversi, secondo il procedimento utilizzato (Schirra et al., 2000). In diversi Paesi la termoterapia è utilizzata per la difesa delle produzioni biologiche e dei prodotti ortofrutticoli per i quali non è consentito l'uso di fungicidi nei trattamenti postraccolta (Fallik, 2004). Negli altri casi, i trattamenti chimici assumono ancora un ruolo centrale nella difesa postraccolta della produzione e, allo stato attuale, non possono essere convenientemente rimpiazzati da altri metodi di lotta. Attualmente sono disponibili fungicidi di nuova generazione che rispetto ai precedenti formulati hanno un più elevato grado di efficacia a basse dosi, un profilo tossicologico ed eco-tossicologico più favorevole e un diverso meccanismo di azione e sono particolarmente indicati per far fronte ai fenomeni di resistenza di ceppi in alcune specie di patogeni, nei riguardi dei fungicidi di più vecchia generazione (Gullino et al., 2000). Alcuni di questi nuovi formulati, come ad esempio quelli appartenenti alle classi delle stobilurine (azoxistronina, fludioxistrobina), delle anilinopirimidine (ciprodinil, pirimetanil), e dei fenilpirroli (fludioxonil), sono stati registrati in diversi Paesi per i trattamenti in campo ma, entro pochi anni, è prevista la loro registrazione anche nei trattamenti postraccolta (Zhang, 2003). Evidenze sperimentali condotte su varie specie di frutti hanno dimostrato che quando questi nuovi formulati sono utilizzati in combinazione con la termoterapia le dosi necessarie per il completo controllo dei patogeni sono minime, da 4 a 10 volte inferiori, rispetto ai trattamenti standard a temperatura ambiente (Schirra et al., 2002; Schirra et al., 2004, dati non pubblicati). Per gli enormi vantaggi in termini di maggiore efficacia, minore quantità di principio attivo richiesti e maggiore sicurezza, questi trattamenti possono rappresentare, in un prossimo una ulteriore opzione per la difesa postraccolta degli ortofrutticoli.
Controllo delle alterazioni postraccolta: problemi e prospettive
Schirra M
2004
Abstract
In questi ultimi anni il comparto ortofrutticolo è caratterizzato da un'elevata concorrenza economica e competitività tecnologica tra i grandi Paesi esportatori. In tale situazione è evidente che le caratteristiche estetiche, organolettiche e nutrizionali, assumeranno una rilevanza sempre maggiore. Inoltre, si esige un prodotto esente da residui chimici che potrebbero essere dannosi alla salute del consumatore. D'altra parte, la notevole intensità del sistema produttivo, e la bassa tolleranza imposta dal mercato riguardo alla presenza di alterazioni fisiologiche, patologiche o da insetti, impongono severi interventi per la difesa della produzione, la quale, nonostante gli importanti progressi raggiunti in questi ultimi anni sui metodi non chimici di lotta, è ancora fortemente dipendente dai trattamenti con pesticidi. In vista degli orientamenti legislativi internazionali in materia di residui e per i noti problemi derivanti dallo sviluppo di ceppi resistenti in seguito all'uso massiccio e prolungato dei pesticidi, vengono proposte nuove soluzioni basate sull'applicazione di appropriate tecnologie pre- e postraccolta. Tra queste ultime assumono una certa importanza le cosiddette 'tecnologie emergenti'. Queste comprendono il controllo biologico mediante microrganismi antagonisti (batteri, lieviti o funghi) che operano mediante competizione spaziale, sui nutrienti o sulla produzione di metabolici tossici per i patogeni; i trattamenti con sostanze naturali ad attività biocida (oli essenziali, estratti vegetali, acetaldeide, etc.); l'uso di sostanze 'GRAS' (generally regognised as safe) come l'acido acetico, i sali di carbonato o bicarbonato di sodio o di calcio; i trattamenti fisici (trattamenti con raggi ultravioletti, raggi gamma, e termoterapia), oltre, naturalmente, ai trattamenti di pulizia e disinfezione delle linee di lavoro, delle attrezzature utilizzate e degli ambienti di lavoro con cloro, ipoclorito, sali di ammonio quaternario, acido perossiacetico o con ozono, etc. (Barkai-Golan, 2001). Tra queste tecnologie, su scala commerciale è utilizzata soprattutto la termoterapia (trattamenti per immersione o 'drenching' in acqua calda, spazzolatura e trattamenti con acqua calda, condizionamento termico o trattamenti con vapore), effettuata a temperature e tempi diversi, secondo il procedimento utilizzato (Schirra et al., 2000). In diversi Paesi la termoterapia è utilizzata per la difesa delle produzioni biologiche e dei prodotti ortofrutticoli per i quali non è consentito l'uso di fungicidi nei trattamenti postraccolta (Fallik, 2004). Negli altri casi, i trattamenti chimici assumono ancora un ruolo centrale nella difesa postraccolta della produzione e, allo stato attuale, non possono essere convenientemente rimpiazzati da altri metodi di lotta. Attualmente sono disponibili fungicidi di nuova generazione che rispetto ai precedenti formulati hanno un più elevato grado di efficacia a basse dosi, un profilo tossicologico ed eco-tossicologico più favorevole e un diverso meccanismo di azione e sono particolarmente indicati per far fronte ai fenomeni di resistenza di ceppi in alcune specie di patogeni, nei riguardi dei fungicidi di più vecchia generazione (Gullino et al., 2000). Alcuni di questi nuovi formulati, come ad esempio quelli appartenenti alle classi delle stobilurine (azoxistronina, fludioxistrobina), delle anilinopirimidine (ciprodinil, pirimetanil), e dei fenilpirroli (fludioxonil), sono stati registrati in diversi Paesi per i trattamenti in campo ma, entro pochi anni, è prevista la loro registrazione anche nei trattamenti postraccolta (Zhang, 2003). Evidenze sperimentali condotte su varie specie di frutti hanno dimostrato che quando questi nuovi formulati sono utilizzati in combinazione con la termoterapia le dosi necessarie per il completo controllo dei patogeni sono minime, da 4 a 10 volte inferiori, rispetto ai trattamenti standard a temperatura ambiente (Schirra et al., 2002; Schirra et al., 2004, dati non pubblicati). Per gli enormi vantaggi in termini di maggiore efficacia, minore quantità di principio attivo richiesti e maggiore sicurezza, questi trattamenti possono rappresentare, in un prossimo una ulteriore opzione per la difesa postraccolta degli ortofrutticoli.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


