In senso geografico e climatico la Magna Grecia appartiene alla Regione Mediterranea, considerata nella fase postglaciale fredda e umida del Subatlantico I (975-250 a.C.) responsabile anche della formazione delle torbiere nell’Europa settentrionale. Nel clima non è quindi paragonabile alle condizioni che si avranno in età Ellenistica e Romana (Roman Warm Period, 250 a.C.-450 d.C.) né alle attuali. Il relativo ‘ecotono’ (limite fra zone ecologiche dove si concentrano maggiori quantità e specie di piante e di selvaggina) si localizza all’epoca fra l’Africa a S, beneficiante di un clima mediterraneo (inverni tiepidi e piovosi, estati calde e secche), e la Sicilia a N assieme all’Italia e alla Grecia, esposte alle variazioni continentali con tendenza al freddo e all’umido. In questi territori si individuano una grande variabilità morfologica e pedologica e le condizioni ambientali e culturali ideali per la domesticazione di varietà selvatiche (che per la vite costituisce la terza tappa o Terzo Centro di Domesticazione nel cammino da Oriente verso Occidente, dopo il comprensorio egeo-anatolico e prima di Francia e Spagna, ma non solo), per la formazione di abbondante diversità biologica, per lo scambio di materiale vegetale, la selezione anche di forme di precocità nella maturazione e di resistenza all’inclemenza e al cambiamento del clima, che rimarranno per sempre ad indicare il momento in cui una varietà è stata prodotta, per gli incroci, la sperimentazione, l’introduzione in agricoltura e infine la distribuzione tra le comunità che lo popolano.

Variazioni climatiche, aspetti culturali e pratica della biodiversità agricola vegetale nella colonizzazione magnogreca

Del Lungo S.
Primo
Relatore interno
2020

Abstract

In senso geografico e climatico la Magna Grecia appartiene alla Regione Mediterranea, considerata nella fase postglaciale fredda e umida del Subatlantico I (975-250 a.C.) responsabile anche della formazione delle torbiere nell’Europa settentrionale. Nel clima non è quindi paragonabile alle condizioni che si avranno in età Ellenistica e Romana (Roman Warm Period, 250 a.C.-450 d.C.) né alle attuali. Il relativo ‘ecotono’ (limite fra zone ecologiche dove si concentrano maggiori quantità e specie di piante e di selvaggina) si localizza all’epoca fra l’Africa a S, beneficiante di un clima mediterraneo (inverni tiepidi e piovosi, estati calde e secche), e la Sicilia a N assieme all’Italia e alla Grecia, esposte alle variazioni continentali con tendenza al freddo e all’umido. In questi territori si individuano una grande variabilità morfologica e pedologica e le condizioni ambientali e culturali ideali per la domesticazione di varietà selvatiche (che per la vite costituisce la terza tappa o Terzo Centro di Domesticazione nel cammino da Oriente verso Occidente, dopo il comprensorio egeo-anatolico e prima di Francia e Spagna, ma non solo), per la formazione di abbondante diversità biologica, per lo scambio di materiale vegetale, la selezione anche di forme di precocità nella maturazione e di resistenza all’inclemenza e al cambiamento del clima, che rimarranno per sempre ad indicare il momento in cui una varietà è stata prodotta, per gli incroci, la sperimentazione, l’introduzione in agricoltura e infine la distribuzione tra le comunità che lo popolano.
2020
Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale - ISPC - Sede Secondaria Potenza
Biodiversità agricola storica; storia antica e medievale; cambiamento climnatico
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