L’articolo parte da un post di Walter Quattrociocchi sul concetto di epistemia, vale a dire il modo in cui l’intelligenza artificiale influenza la nostra percezione del sapere: non tanto cosa sappiamo, quanto come lo consideriamo plausibile. Celi riprende questo punto di vista con una critica misurata: enfatizzare la “conoscenza del mondo” come criterio discriminante fra linguaggio umano e generato dall’IA è vero, ma anche limitato. La riflessione principale è che la finestra sensoriale diretta attraverso cui conosciamo il mondo è oggi infinitesimale rispetto all’insieme delle nostre conoscenze — molte delle quali derivano da strumenti, inferenze e astrazioni, non dall’esperienza diretta. Nel contesto dei modelli linguistici, questo significa che pretendere una comprensione “totale del mondo” come requisito per parlare di intelligenza non coglie appieno la complessità: si finisce per sovrapporre plausibilità linguistica, competenza reale e abilità retorica in modo fuorviante. In sintesi, l’autore invita a distinguere fra forme superficiali di coerenza testuale e comprensione profonda, riconoscendo i limiti concettuali della critica basata unicamente sul presupposto della conoscenza “completa” del mondo.

IA: la comprensione non è nel testo

celi luciano
2026

Abstract

L’articolo parte da un post di Walter Quattrociocchi sul concetto di epistemia, vale a dire il modo in cui l’intelligenza artificiale influenza la nostra percezione del sapere: non tanto cosa sappiamo, quanto come lo consideriamo plausibile. Celi riprende questo punto di vista con una critica misurata: enfatizzare la “conoscenza del mondo” come criterio discriminante fra linguaggio umano e generato dall’IA è vero, ma anche limitato. La riflessione principale è che la finestra sensoriale diretta attraverso cui conosciamo il mondo è oggi infinitesimale rispetto all’insieme delle nostre conoscenze — molte delle quali derivano da strumenti, inferenze e astrazioni, non dall’esperienza diretta. Nel contesto dei modelli linguistici, questo significa che pretendere una comprensione “totale del mondo” come requisito per parlare di intelligenza non coglie appieno la complessità: si finisce per sovrapporre plausibilità linguistica, competenza reale e abilità retorica in modo fuorviante. In sintesi, l’autore invita a distinguere fra forme superficiali di coerenza testuale e comprensione profonda, riconoscendo i limiti concettuali della critica basata unicamente sul presupposto della conoscenza “completa” del mondo.
2026
Istituto per i Processi Chimico-Fisici - IPCF - Sede Secondaria Pisa
epistemia, inferenza, conoscenza
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/570602
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