La crescente presenza di satelliti in orbita e lo sviluppo delle mega-costellazioni pongono nuovi interrogativi sugli impatti ambientali della corsa allo spazio. L’articolo analizza in particolare gli effetti dei rientri atmosferici dei satelliti, durante i quali l’alluminio può trasformarsi in nanoparticelle di ossidi capaci di permanere a lungo nell’atmosfera e potenzialmente interferire con i processi di recupero dello strato di ozono. Sebbene le conseguenze su scala globale non siano ancora quantificabili con precisione, le prime evidenze indicano un fenomeno reale e in crescita. Il caso dell’ozono, risolto grazie alla cooperazione internazionale attraverso il Protocollo di Montréal, diventa così un monito: la crescita della tecnologia spaziale richiede una governance capace di valutarne e prevenire per tempo gli effetti ambientali.
Il "buco" della nuova corsa allo spazio
celi luciano
2026
Abstract
La crescente presenza di satelliti in orbita e lo sviluppo delle mega-costellazioni pongono nuovi interrogativi sugli impatti ambientali della corsa allo spazio. L’articolo analizza in particolare gli effetti dei rientri atmosferici dei satelliti, durante i quali l’alluminio può trasformarsi in nanoparticelle di ossidi capaci di permanere a lungo nell’atmosfera e potenzialmente interferire con i processi di recupero dello strato di ozono. Sebbene le conseguenze su scala globale non siano ancora quantificabili con precisione, le prime evidenze indicano un fenomeno reale e in crescita. Il caso dell’ozono, risolto grazie alla cooperazione internazionale attraverso il Protocollo di Montréal, diventa così un monito: la crescita della tecnologia spaziale richiede una governance capace di valutarne e prevenire per tempo gli effetti ambientali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


