Al fine di descrivere il funzionamento di abilità cognitive complesse quali la memoria, il linguaggio, la lettura e la scrittura, la psicologia cognitivista ha formulato modelli funzionali di tipo lineare (diagrammi di flusso) che si fondano sulla metafora della mente umana come elaboratore di informazione (human information processing) le cui operazioni possono essere rappresentate e formalizzate come i processi di un calcolatore. Questo paradigma consente di descrivere le componenti dei processi cognitivi complessi in termini dì "moduli" o "stadi", costituiti da unità di due tipi distinti: memorie a lungo termine con funzione di transcodificazione dell'informazione e memorie di lavoro a breve termine. Le singole unità di elaborazione si dividono, a loro volta, in moduli di ingresso (riconoscimento) e dì uscita (produzione). In particolare per la lettura, negli anni Settanta e Ottanta tale impostazione ha trovato ampio e fecondo sviluppo tra i neuropsicologi inglesi , che hanno descritto l'attività del lettore abile col modello cosiddetto "a doppio accesso" o "delle due vie". Secondo tale modello, nella lettura di parole isolate il lettore utilizza due distinte strategie, relativamente indipendenti l'una dall'altra: quella lessìcale, che consente di riconoscere visivamente la parola scritta e di accedere direttamente al significato senza ricodificarla fonologicamente; e quella fonologica, basata sulla conoscenza del sistema di corrispondenza grafema-fonema. La prima sarebbe utilizzabile solo per le parole visivamente note, ed implica che nella memoria a lungo termine del soggetto si sia costituito un lessico ortografico (i "logogens" di Morton) che consenta l'accesso al sistema semantico; la seconda implica il possesso della conoscenza dei fonemi della lingua, dell'alfabeto e del relativo sistema di corrispondenza. Postulare l'esistenza di una v1a diretta lessicale sembra necessario per spiegare la discriminazione delle parole omofone non omografe e la lettura corretta delle parole irregolari, in cui necessariamente il riconoscimento precede la pronunzia; la via indiretta sembra necessaria per leggere le parole sconosciute e le non parole. Secondo molti autori l'accesso lessicale sì basa sul riconoscimento simultaneo e globale della forma grafica della parola, ed è naturalmente molto più rapido di quello indiretto, che utilizza una procedura analitica e comporta la ricodifìcazione dello scritto nella lingua parlata. Numerosi studi su pazienti singoli affetti da disturbi selettivi della lettura conseguenti a lesioni cerebrali sembrano confermare la validità di questa ipotesi descrittiva . Tuttavia a chi si occupa di disturbi evolutivi della lettura, cioè di disturbi del processo di acquisizione dì tale abilità, un modello puramente descrittivo non è sufficiente. Infatti, ragioni d'ordine sia teorico che pratico-riabilitativo rendono essenziale comprendere non solo quali singole componenti descrivono il funzionamento del processo nel lettore abile (in cui tali componenti sono ormai consolidate per effetto dell'apprendimento) ma come esse si costituiscono nel tempo e se sussistono rapporti funzionali di tipo genetico o di semplice successione temporale tra le singole unità del processo. Allo scopo di indagare tale occorrenza abbiamo utilizzato l'elaboratore, in particolare un programma di presentazione tachistoscopica di stimoli ideato e realizzato dall'ITD-CNR .

Strategia lessicale e non lessicale nei lettori Italiani in età evolutiva: i primi risultati di una ricerca nella scuola usando l'elaboratore

Ott M;Tavella M;
1989

Abstract

Al fine di descrivere il funzionamento di abilità cognitive complesse quali la memoria, il linguaggio, la lettura e la scrittura, la psicologia cognitivista ha formulato modelli funzionali di tipo lineare (diagrammi di flusso) che si fondano sulla metafora della mente umana come elaboratore di informazione (human information processing) le cui operazioni possono essere rappresentate e formalizzate come i processi di un calcolatore. Questo paradigma consente di descrivere le componenti dei processi cognitivi complessi in termini dì "moduli" o "stadi", costituiti da unità di due tipi distinti: memorie a lungo termine con funzione di transcodificazione dell'informazione e memorie di lavoro a breve termine. Le singole unità di elaborazione si dividono, a loro volta, in moduli di ingresso (riconoscimento) e dì uscita (produzione). In particolare per la lettura, negli anni Settanta e Ottanta tale impostazione ha trovato ampio e fecondo sviluppo tra i neuropsicologi inglesi , che hanno descritto l'attività del lettore abile col modello cosiddetto "a doppio accesso" o "delle due vie". Secondo tale modello, nella lettura di parole isolate il lettore utilizza due distinte strategie, relativamente indipendenti l'una dall'altra: quella lessìcale, che consente di riconoscere visivamente la parola scritta e di accedere direttamente al significato senza ricodificarla fonologicamente; e quella fonologica, basata sulla conoscenza del sistema di corrispondenza grafema-fonema. La prima sarebbe utilizzabile solo per le parole visivamente note, ed implica che nella memoria a lungo termine del soggetto si sia costituito un lessico ortografico (i "logogens" di Morton) che consenta l'accesso al sistema semantico; la seconda implica il possesso della conoscenza dei fonemi della lingua, dell'alfabeto e del relativo sistema di corrispondenza. Postulare l'esistenza di una v1a diretta lessicale sembra necessario per spiegare la discriminazione delle parole omofone non omografe e la lettura corretta delle parole irregolari, in cui necessariamente il riconoscimento precede la pronunzia; la via indiretta sembra necessaria per leggere le parole sconosciute e le non parole. Secondo molti autori l'accesso lessicale sì basa sul riconoscimento simultaneo e globale della forma grafica della parola, ed è naturalmente molto più rapido di quello indiretto, che utilizza una procedura analitica e comporta la ricodifìcazione dello scritto nella lingua parlata. Numerosi studi su pazienti singoli affetti da disturbi selettivi della lettura conseguenti a lesioni cerebrali sembrano confermare la validità di questa ipotesi descrittiva . Tuttavia a chi si occupa di disturbi evolutivi della lettura, cioè di disturbi del processo di acquisizione dì tale abilità, un modello puramente descrittivo non è sufficiente. Infatti, ragioni d'ordine sia teorico che pratico-riabilitativo rendono essenziale comprendere non solo quali singole componenti descrivono il funzionamento del processo nel lettore abile (in cui tali componenti sono ormai consolidate per effetto dell'apprendimento) ma come esse si costituiscono nel tempo e se sussistono rapporti funzionali di tipo genetico o di semplice successione temporale tra le singole unità del processo. Allo scopo di indagare tale occorrenza abbiamo utilizzato l'elaboratore, in particolare un programma di presentazione tachistoscopica di stimoli ideato e realizzato dall'ITD-CNR .
1989
Istituto per le Tecnologie Didattiche - ITD - Sede Genova
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Descrizione: Strategia lessicale e non lessicale nei lettori italiani in età evolutiva
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14243/220311
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