Nell’attuale contesto di cambiamento climatico, il MIMIt e la Regione Puglia hanno finanziato il progetto PROGRADE , proposto dalla Capurso Azienda Casearia Srl (Gioia del Colle, BA), sotto la responsabilità scientifica dell’ Università degli studi di Bari e in collaborazione con altre aziende ed enti accademici. L’obiettivo ambizioso è quello di recuperare e reinserire nel ciclo produttivo alimentare almeno il 50% dell’acqua di processo. L’approccio tecnologico impiegato si basa sulla combinazione di tecniche di affinamento chimico-fisico, filtrazione su membrana, ozonizzazione ed elettrolisi, talvolta affiancate da processi di fermentazione guidata, per trattare in modo diversificato siero, scotta, acqua di filatura e di raffreddamento formaggi. La possibile re-immissione nel ciclo produttivo delle acque “affinate” viene verificata con una fitta sequenza di analisi chimico-fisiche e microbiologiche. I risultati ottenuti a metà progetto dimostrano che le acque trattate sono in alcuni casi molto vicine all’acqua potabile. Alcune applicazioni sono già state testate: permeato di siero derivante da trattamento di osmosi inversa e ozonizzazione è stato impiegato come liquido di governo per mozzarella; permeato di nanofiltrazione di acqua di filatura è stato reimpiegato come nuovo liquido di filatura; acqua di filatura trattata e sottoposta a fermentazioni lattiche, ha mostrato la possibilità di produrre composti preziosi come vitamine B2 e B5 e amminoacidi bioattivi. Ottimi risultati si sono avuti anche con la scotta che è stata utilizzata per produrre delle bevande fermentate nonché pane e pasta in sostituzione dell’acqua. Ulteriori test sono in corso per la produzione di gelati. I risultati di PROGRADE porranno le basi scientifiche per aprire un dibattito sulla possibilità di fare delle acque di processo una fonte sostenibile di autoapprovvigionamento idrico per le industrie alimentari.

Possibilità di recupero e reimpiego in produzione delle acque di processo casearie

Federico Baruzzi;Loris Pinto;
2025

Abstract

Nell’attuale contesto di cambiamento climatico, il MIMIt e la Regione Puglia hanno finanziato il progetto PROGRADE , proposto dalla Capurso Azienda Casearia Srl (Gioia del Colle, BA), sotto la responsabilità scientifica dell’ Università degli studi di Bari e in collaborazione con altre aziende ed enti accademici. L’obiettivo ambizioso è quello di recuperare e reinserire nel ciclo produttivo alimentare almeno il 50% dell’acqua di processo. L’approccio tecnologico impiegato si basa sulla combinazione di tecniche di affinamento chimico-fisico, filtrazione su membrana, ozonizzazione ed elettrolisi, talvolta affiancate da processi di fermentazione guidata, per trattare in modo diversificato siero, scotta, acqua di filatura e di raffreddamento formaggi. La possibile re-immissione nel ciclo produttivo delle acque “affinate” viene verificata con una fitta sequenza di analisi chimico-fisiche e microbiologiche. I risultati ottenuti a metà progetto dimostrano che le acque trattate sono in alcuni casi molto vicine all’acqua potabile. Alcune applicazioni sono già state testate: permeato di siero derivante da trattamento di osmosi inversa e ozonizzazione è stato impiegato come liquido di governo per mozzarella; permeato di nanofiltrazione di acqua di filatura è stato reimpiegato come nuovo liquido di filatura; acqua di filatura trattata e sottoposta a fermentazioni lattiche, ha mostrato la possibilità di produrre composti preziosi come vitamine B2 e B5 e amminoacidi bioattivi. Ottimi risultati si sono avuti anche con la scotta che è stata utilizzata per produrre delle bevande fermentate nonché pane e pasta in sostituzione dell’acqua. Ulteriori test sono in corso per la produzione di gelati. I risultati di PROGRADE porranno le basi scientifiche per aprire un dibattito sulla possibilità di fare delle acque di processo una fonte sostenibile di autoapprovvigionamento idrico per le industrie alimentari.
2025
Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari - ISPA
978-88-947725-1-7
risorse idriche, processi innovativi, economia circolare, riduzione impatto ambientale
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